Sicurezza
San Martino, due anni fa il devastante rogo «È un decennio che non sfalciano l’erba»
I residenti temono che la “selva” cresciuta nell’ex Diversivo prenda fuoco e non sanno a chi spetti l’onere. Poi la svolta
Periferia est della città, San Martino, 1° agosto 2017. Un incendio divampa sotto il viadotto dell’Aurelia. Lambisce le case in pochi minuti. Raggiunge l’area ex Fornace e divora un deposito: ora fa paura il rischio amianto per la copertura “ondulata” del tetto di esso. I residenti scappano di casa in ciabatte e bermuda sotto una coltre di cenere nera. Sono trascorsi due anni e a San Martino quell’incendio lo ricordano come fosse stato ieri. Facendosi portavoce dei timori del vicinato, tre residenti riaccendono le luci sull’ex canale del Diversivo in seno al quale sono cresciuti erba, sterpaglie, arbusti, canneti da sembrare una foresta. «Sono passati 10 anni dall’ultimo sfalcio e nonostante il rogo del 2017 – dicono – continuiamo a rischiare la vita: sia in caso di incendio che di forti piogge».
il sopralluogo
Il Tirreno è a San Martino con Roberto Petrucci, Roberto Bisello e Franco Matteassi. Dagli orti sul retro delle loro case basta fare quattro passi per salire agevolmente sull’argine dell’ex canale del Diversivo che corre (correva) per chilometri da Ponte Tura fino (quasi) a Castiglione della Pescaia, e che all’altezza dell’abitato di San Martino procede (procedeva) parallelamente alla fila di villette (da una parte) e a via Ponte Tura (dall’altra). «Guardate qua – indicano quello che un tempo era un tratto del canale – la vegetazione è cresciuta ovunque. Persino i tecnici di Acquedotto del Fiora, intervenuti perché abbiamo avuto un problema alla fognatura, si sono messi le mani nei capelli: per liberarci dal bottino si sono immersi nei canneti». I residenti temono che quella “giungla” possa essere un viatico per una scintilla incandescente o possa impedire il deflusso delle acque – in caso di forti piogge – al fosso che hanno dietro casa e che si immette nel solco dell’ex Diversivo. «Abbiamo fatto di tutto per capire su chi ricadesse l’onere della manutenzione ma non siamo arrivati a nulla: è un groviglio».
il nodo è sciolto
Ci ha provato Il Tirreno. Si parte con il Consorzio di Bonifica 6 Toscana Sud, dai cui uffici confermano che l’ultimo “vero” sfalcio fu fatto dieci anni fa: lo eseguì il Consorzio su richiesta del Demanio idrico regionale in concomitanza di un censimento delle vecchie opere idrauliche che insistevano sulla rete dell’ex canale e di cui si era persa memoria; i tecnici del Consorzio spiegano anche però che – non avendo più l’ex Diversivo una funzione idraulica – è uscito dalle loro competenze. E allora Il Tirreno contattata l’assessore comunale al Demanio Riccardo Megale che spiega di avere la delega al demanio ma a quello marittimo. Non resta che la Regione; ed è contattando gli uffici regionali che si scioglie l’arcano: il tratto che corre dalla Scansanese fino al Ponte sul Diversivo non è più in concessione al Consorzio (come detto) ma è competenza del Genio Civile regionale che – e qui è la buona notizia – e ripulirà tutto con un pronto-intervento, chiedendo, se sarà necessario, un supporto al Consorzio di Bonifica. –
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