Sicurezza
Inceneritore, Tacconi assicura «Non si transige: per noi è no»
Il Pd respinge gli attacchi. CasaPound: «Così si continua sulla cattiva strada» Il comitato: «La Regione vuole un impianto qui per liberare altri territori dai rifiuti»
Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega hanno attaccato ieri il Pd sulla questione dell’inceneritore di Scarlino dopo che venerdì in Regione Toscana si è tenuta la seconda Conferenza dei servizi per discutere dell’impianto, ad oggi fermo dopo lo stop imposto a gennaio dal Consiglio di Stato con una sentenza entrata nel merito delle carenze impiantistiche. La Conferenza è nata in seguito a un’istanza avanzata da Scarlino Energia, proprietaria dell’inceneritore, per avviare un nuovo iter autorizzatorio. I sindaci di Follonica e Scarlino si aspettavano che la Conferenza si chiudesse con un no secco, ma così non è stato. La Regione ha deciso di proseguire l’iter chiedendo integrazioni alle richieste tecniche.
«Le commedie di Carlo Goldoni sono godibilissime – commenta oggi la segretaria del Pd di Follonica Cinzia Tacconi – Nei suoi lavori ci sono degli stereotipi: l’avaro, il bugiardo, il geloso. Quando appaiono in scena Pantalone Colombina e Arlecchino sappiamo già la parte che faranno. Le uscite di Di Giacinto, Ceccherini, Ottaviani, Baietti, Ulmi seguono lo stesso copione: la colpa è del Pd, da Bibbiano a Follonica, passando per Firenze e Roma. Siamo veramente stufi. Per noi ci sono due recenti punti politici fermi: le dichiarazioni del presidente Rossi e l’ordine del giorno approvato all’unanimità da tutto il consiglio regionale. Da questo non si transige: no all’inceneritore».
Insorge anche il comitato per il No all’inceneritore che addossa le responsabilità alla Regione. «La giunta regionale, il suo presidente e i massimi rappresentanti della maggioranza politica regionale purtroppo ancora una volta non ci stupiscono e ci ricordano, anche in questa circostanza, la loro natura inaffidabile. Ci dimostrano ancora una volta quanto sia studiato, strumentale e finalizzato il loro agire». L’obiettivo della Regione, secondo il comitato, è di «realizzare un grande inceneritore nella piana di Scarlino per liberare dalla questione dei rifiuti altri territori della Toscana elettoralmente più preziosi».
CasaPound interviene con una nota di Gino Tornusciolo che contiene un intervento di Gian Piero Joime, docente universitario di economia dell’ambiente e del territorio e già candidato di CasaPound alle scorse elezioni europee.
La sentenza del Consiglio di Stato e la riapertura a nuovi progetti autorizzativi da parte della Regione, dice Joime, dicono «ancora una volta, che le tecnologie energetico-ambientali per essere tali e utili per i territori devono essere moderne, pulite, innovative, condivise dalla popolazione, e anche belle: proprio come il termovalorizzatore di Copenaghen, utilizzato come pista da sci, e quello di Vienna, nel pieno centro della città – dice Joime –. Il progetto di Scarlino è partito con il piede sbagliato: difficile pensare che un vecchio impianto, costruito negli anni ’60 per la produzione di acido solforico, possa trasformarsi in un moderno e innovativo termovalorizzatore». Joime ricorda che «la sentenza del Consiglio di Stato parla chiaramente di gravi carenze impiantistiche, di incompletezza dell’approfondimento istruttorio sul piano tecnico scientifico condotto dalla Regione, di assenza di una valutazione di incidenza sanitaria». L’impresa e la Regione «non hanno brillato per visione strategica: meglio sarebbe andata se avessero pensato a un nuovo termovalorizzatore compatibile con l’ambiente e ricco di innovazioni». E infine: «Nonostante le evidenze tecnologiche e le sentenze giuridiche, nonostante la palese inadeguatezza, nonostante la chiara e negativa manifestazione della volontà della popolazione, la Regione e alcune amministrazioni locali, continuano imperterrite sulla vecchia, e cattiva, strada». —
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