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Evasione delle accise sugli alcolici Verrengia ai domiciliari
GROSSETO. Dal 12 luglio era rinchiuso nel carcere di via Saffi, accusato di traffico di alcolici ed evasione delle imposte nell’ambito di un’associazione a delinquere transnazionale. Venerdì sera, l’imprenditore quarantunenne Marco Verrengia ha potuto lasciare il carcere e tornare a casa. Ora è agli arresti domiciliari, dopo che il suo avvocato Francesca Carnicelli, ha presentato ricorso al tribunale del riesame di Napoli. «Siamo soddisfatti per l’attenuazione della custodia cautelare - dice - Le tesi difensive sono state parzialmente accolte dal giudice del tribunale di Napoli ma riteniamo comunque che anche i domiciliari siano eccessivamente afflittivi perché le esigenze cautelari, a nostro avviso, non sussistono». L’avvocato Carnicelli, ora che l’imprenditore originario di Orbetello ma residente a Grosseto, è ai domiciliari, presenterà appello in Cassazione per chiedere la revoca della custodia cautelare.
L’indagine che ha coinvolto Verrengia è stata portata avanti dalla guardia di finanza di Napoli che si è concentrata sulla Frim srl, la società che sarebbe stata utilizzata come “deposito fiscale” per gli alcolici (soprattutto birra) che venivano importati dall’estero ma sui quali non venivano versate le accise allo Stato. Il deposito, che si trova nella zona artigianale e che è intestato a un altro imprenditore grossetano anche lui indagato dalla Procura di via Monterosa, è stato posto sotto sequestro. Verrengia, durante l’interrogatorio di garanzia davanti al giudice, ha risposto, spiegando il suo ruolo all’interno della società. — F.G.
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