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Carabiniere ucciso, tricolori in caserma

Carabiniere ucciso, tricolori in caserma

Al comando manifestazione di Maremma migliore A Scarlino bandiera a lutto: «Non è protagonismo»

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grosseto. Otto coltellate per un borsello e cento euro. Con questa violenza inaudita ha perso la vita il giovane vice brigadiere Mario Cerciello Rega durante l’orario di servizio a Roma. Il cordoglio della Maremma è arrivato subito, venerdì sera, quando la notizia del fermo dei due ragazzi statunitensi è rimbalzata sui siti Internet. Il militare ucciso era anche cugino dell’ex assessore alle Attività produttive della giunta Bonifazi, Emanuel Cerciello. Venerdì sera, la Maremma migliore, civica rappresentata in consiglio comunale dal Francesca Pepi ha chiamato a raccolta la città per andare a manifestare solidarietà all’Arma. Un gruppo di cittadini, muniti di tricolore, si sono ritrovati davanti alla caserma dei carabinieri e hanno manifestato la loro attestazione di stima al comandante provinciale Carlo Bellotti che è uscito dalla caserma per ringraziare gli intervenuti. Con loro c’era anche l’assessore allo Sport di Fratelli d’Italia Fabrizio Rossi.

«Quando un carabiniere viene ucciso l’aggressione riguarda tutta l’Italia, riguarda tutti noi. È un giorno di dolore e rabbia in cui ci stringiamo con cordoglio e solidarietà alla sua famiglia e all’intera Arma dei carabinieri, a tutti i servitori dello Stato di tutte le città italiane che rischiano la propria vita per difendere i cittadini e contrastare la criminalità - scrive la parlamentare di Forza Italia Elisabetta Ripani - A tutti loro giungano una calorosa vicinanza e una rispettosa riconoscenza. I nostri uomini e donne in divisa meritano un’attenzione vigile dalla politica governativa, meritano di essere messi nelle condizioni di operare al meglio in ordine alla dotazione e all’organico e soprattutto in sicurezza e con un trattamento economico adeguato al loro impegno, sacrificio e dedizione. Questo deve fare uno Stato civile, questo deve fare uno Stato che riconosce e premia, con fatti concreti e senza i soliti proclami, il valore dei suoi uomini migliori quando sono ancora in vita e non avvolti dal tricolore in una bara. I colpevoli siano assicurati adesso alla giustizia senza sconti e indulgenze».

A Scarlino invece, alle Case, Walter Desogus, per tutti “Lo Scoiattolo”, ha messo il tricolore a mezz’asta davanti alla sua abitazione, in segno di lutto. Lo aveva già fatto in occasione dell’uccisione di Giulio Regeni e per le vittime del crollo del Ponte Morandi di Genova. «Non è voglia di protagonismo - ha spiegato - questi fatti mi toccano veramente il cuore». —

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