Il Tirreno

Grosseto

i dati 

Il servizio sociale segue circa 400 ragazzi segnalati dal Tribunale

– E. P.
Il servizio sociale segue circa 400 ragazzi segnalati dal Tribunale

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GROSSETO. I minori, dagli 0 ai 17 anni, in tutta la provincia sono circa 30.700, quelli che vivono nell’area socio sanitaria interessata delle zona Amiata Grossetano, Colline Metallifere, Grossetana (20 Comuni) sono poco più di 24mila e la percentuale di minori conosciuti e seguiti dal servizio sociale si aggira sull’1,7%.

Nel 2017 erano circa 404 i ragazzi per cui era aperta una cartella sociale con provvedimento del Tribunale per i minori che, a seconda dei casi e della gravità della situazione e della presenza, o meno, di risorse familiari, prevede interventi diversi. Si va dall’affidamento del nucleo familiare al servizio sociale per azioni di sostegno e di controllo, fino all’allontanamento dalla famiglia, che è la misura più estrema e rara. Sono previsti interventi di attività educativa domiciliare, frequenza in centri socio-educativi, attività extrascolastiche, sostegno psicologico, incontri protetti e osservati.

Nel 2017, su 404 minori seguiti, sono stati 16 (3,9% del totale) quelli affidati a una comunità educativa e 38 i ragazzi dati in affidamento ad altrettante famiglie (9,4% del totale). Nel 2018 la quota di minori con cartella sociale aperta e provvedimento del Tribunale è salita a 411 e sono 24 i ragazzi collocati in comunità educativa (5,8% del totale), mentre restano 38 quelli in affidamento extrafamiliare (9% del totale), dal momento che non ci sono altre famiglie disponibili.

Sia gli affidamenti alle famiglie che alle comunità avvengono quando i genitori non accudiscono o trascurano il minore o, nei casi più gravi, per sospetto di maltrattamenti o abusi. I bambini affidati a comunità educative rientrano in un progetto temporaneo. Si cerca di mantenere il rapporto con la famiglia di origine perché, questa, una volta risolti i propri problemi, possa riaccogliere il minore. Previsto l’affidamento a famiglie (single o coppie, con o senza figli, e non necessariamente sposate) che si rendono disponibili. Può durare al massimo due anni e ha come obiettivo il rientro nella famiglia di origine, con la quale si mantengono rapporti costanti. Se c’è il consenso della famiglia di origine può essere disposto direttamente dal servizio sociale, senza intervento del giudice. Se la famiglia di origine non supera le condizioni che hanno reso necessario l’affidamento, il Tribunale può farlo diventare a tempo indeterminato. – E. P.

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