Gioco
Massimiliano ha bisogno del medico Di guardia c’è la madre di chi gli sparò
Il dolore della mamma dei fratelli De Simone: «Chi può intervenga, non posso far visitare mio figlio da quella dottoressa»
follonica. È lento, lentissimo, il recupero dei feriti che più di un anno fa vennero colpiti dai proiettili provenienti dalla pistola di Raffaele Papa, il ristoratore di viale Matteotti che in quell’occasione uccise per strada Salvatore De Simone. Le vite straziate delle vittime, sono le vite straziate anche dei loro familiari. Ma a Follonica, città dove è facilissimo incontrarsi, al dolore per la tragedia si aggiunge anche quello, tutto umano, di trovarsi faccia a faccia con chi in quella giornata di sangue, è stato suo malgrado protagonista di un dolore impossibile da superare.
Come è successo alla madre della vittima, Annalisa Marcelli, che racconta al Tirreno il suo dramma: la scorsa settimana ha dovuto chiamare il 118 perché l’altro suo figlio, Massimiliano, rimasto gravemente ferito nella sparatoria, si è sentito male. Di guardia, quella sera, c’era la dottoressa Maddalena Palazzo, madre dell’uomo che ha fatto fuoco.
Il 13 aprile 2018 tutto cominciò da un banale litigio nato tra Annalisa Marcelli, la madre di Salvatore e Massimiliano, proprietaria dei due hotel di viale Matteotti, lo Stella e il Maida, e Raffaele Papa, che gestiva invece la rosticceria Da Buono, di fianco agli alberghi. Un litigio scoppiato nella tarda mattinata che è finito con quei colpi di pistola sparati per strada. Un proiettile ha ucciso Salvatore, gli altri hanno ferito Massimiliano e la farmacista Paola Martinozzi.
Annalisa oggi segue il figlio Massimiliano, da allora paralizzato per le lesioni causate dai proiettili, e non si dà pace: «Ogni volta che mio figlio ha bisogno di un dottore, vivo nel terrore che a casa si possa presentare la mamma di Raffaele Papa, la dottoressa Maddalena Palazzo, che da sempre fa, e non ha mai smesso di fare, la guardia medica a Follonica», dice la donna. «Questo non è giusto né per me né per la mia famiglia che ha già subito troppo».
Maddalena Palazzo era al ristorante il 13 aprile scorso quando il figlio si era presentato nel locale con una semiautomatica Tanfoglio calibro 9, detenuta e portata illegalmente. Per Annalisa Marcelli, sapere di poter ricevere la visita della dottoressa è impensabile, un’ipotesi che non può e non vuole accettare in nessun modo: «Non è giusto aver paura – dice – abbiamo bisogno di tranquillità e così non possiamo averla: non posso aver paura di chiamare il dottore per mio figlio».
Il problema si è effettivamente verificato sabato scorso quando Massimiliano, a casa per il fine settimana, si è sentito male tanto da dove richiedere l’intervento dei sanitari del 118: «Da qualche tempo mio figlio Massimiliano viene portato a casa il fine settimana dall’ospedale di Firenze – spiega Annalisa – arriva il sabato e viene riportato via il lunedì mattina, i dottori vogliono che si abitui alla casa dopo tanto tempo che è stato via. Sabato scorso, però, si è sentito male, ha avuto la febbre molto alta, e quindi abbiamo dovuto chiamare il 118». Alla famiglia è stato detto che sarebbe stata mandata la guardia medica: «Quando mia nuora ha saputo che avrebbero dovuto mandare la guardia medica ha subito temuto potesse essere mandata la Palazzo, che infatti era di turno. Così ha chiesto che fosse mandato qualcun altro: non voleva vedere la madre dell’uomo che ha ridotto in quello stato Massimiliano. Per evitare problemi, il 118 ha mandato un’ambulanza da Massa Marittima e si è risolto, ma non è giusto vivere così. Non capisco perché chi può non intervenga per risolvere questa situazione».
Massimiliano sabato scorso è stato portato a Grosseto con l’ambulanza e poi è stato riportato a Firenze. L’uomo ha passato più di un anno ricoverato in un centro di riabilitazione ma non ha mai ripreso a camminare: «Mio figlio è del tutto paralizzato – racconta Annalisa – il proiettile lo ha colpito ai polmoni e oggi vive in sedia a rotelle. Massimiliano era un uomo sempre attivo ed è condannato a stare immobile. Per me e per la mia famiglia, oltretutto, si aggiunge anche questo ulteriore dolore da sopportare», l’angoscia continua di ritrovarsi faccia a faccia con i familiari di chi lo ha ridotto a quel modo.
Annalisa Marcelli convive poi con il dolore per la perdita del figlio Salvatore: «Mio figlio mi è morto tra le mani – aveva raccontato la donna al Tirreno a un mese dall’omicidio del figlio – “Mamma sto a morì’” mi ha detto. Ha girato gli occhi, già cambiava colore. In un secondo mi si è levato davanti. Massimiliano invece non l’ho visto, pensavo fosse scappato ma era in terra». —
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