Il campo di calcio abbandonato è terreno di pascolo per due cavalle
Teatro di mille battaglie sportive, la struttura è “morta” In attesa di tempi migliori, ospiterà due esemplari equini
Da qualche giorno, laddove un tempo, con la maglia biancorossa, imperversavano Canè e Dolore, Tito e Fregolino, nel regno del Cinese, inossidabile custode del tempio, pascolano Stella e Margherita, le cavalle di Ermanno Subissati, un’anglo-araba e una robusta norica-avellinese da traino.
Basta poco per immaginarsi le battute, in paese. Qui, in luogo di sudore e polvere, si respira adesso l’odore del fieno. Impronte di zoccoli, anziché di tacchetti. Restano un ricordo i dribbling di Pelo, con il presente che purtroppo racconta ben altro. Nessuno può cancellare la memoria a cui molti roccastradini restano attaccati come un geco alle Rocche.
Di cosa parliamo? Di un rettangolo di terra ed erba circondato, per metà, da mura alte come quelle di un castello, un pezzo di storia del pallone in Maremma: il “catino” di via Carducci, il campo comunale all’interno del paese di Roccastrada.
Simbolo di un’epoca in cui il calcio si faceva a due passi dal centro storico.
Teatro di mille battaglie dietro a una palla di cuoio (le ultime della Sperimentale Roccastrada, nella primavera del 2013) il campo sportivo di via Carducci è morto per abbandono.
Nessun pallone vi rotola più da oltre sei anni, gli spogliatoi sono stati vandalizzati e perfino incendiati; chi si avventura nel campo trova una giungla d’erba che arriva a mezza vita, l’ideale per Stella e Margherita.
L’impianto, dicevamo, non è più fruibile a seguito di un’ordinanza firmata dal sindaco nel 2013 dopo un sopralluogo dell’Asl: carenze documentali nella certificazione di agibilità, impianti obsoleti, infine la mancata omologazione dell’impianto da parte del Coni per le difficoltà di accesso di atleti disabili e la copertura in eternit degli ormai diroccati spogliatoi.
Insomma, costi insostenibili che ne hanno segnato il destino.
Adesso, però, l’ex rettangolo verde è diventato anche un luogo pericoloso: per gli incendi, per esempio. I cittadini hanno le prove fotografiche che in quella selva, di notte, trovano rifugio ungulati e altri selvatici, a due passi dalle case. Insomma, un ricettacolo di degrado.
Il Comune di Roccastrada, però, ha trovato la soluzione per tamponare il problema: grazie a un accordo di volontariato civico, annunciato ieri dall’assessore Emiliano Rabazzi - nel catino di via Carducci pascoleranno i cavalli di una scuderia locale, il cui titolare si farà anche carico del taglio dell’erba.
In tempi di vacche grasse, anziché di cavalli, sarebbe bastato finanziare un intervento e mettere mano ai lavori. Adesso no.
Non ci sono proprio i soldi per realizzare le opere e «l’impianto – si legge nella vecchia ordinanza di sei anni fa - non può che ritenersi definitivamente inagibile, proprio per tutelare la pubblica incolumità, con il conseguente divieto di utilizzo per l’attività sportiva a cui era destinato».
L’ultima squadra a “pascolarci” era stata - come detto - la Uisp del Roccastrada, un gruppo di ragazzi del paese che da sempre si autotassano per disputare i campionati. Ora tocca ai cavalli del Subissati, in attesa di tempi migliori. —
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