La manifestazione
Due invalidità diverse da Asl e Inps: per un uomo la pensione è un rebus
Vorrebbe andare in pensione a 64 anni con oltre 32 anni di contributi grazie a una invalidità sopraggiunta. Ma la sua invalidità, riconosciuta dal punto di vista civile all’80%, non gli viene confermata (dal punto di vista delle capacità lavorative) nella stessa maniera dall’Inps. Così Angelo Taddei, di Castel del Piano, in pensione non ci può andare. E dovrà aspettare quota 100. Se fra quattro anni, il numero 100 basterà ancora. Taddei potrebbe anche decidere per un ricorso all’Inps in via giudiziale, senza sapere se il giudice gli darà ragione.
Non c’è nulla di illegittimo nella storia capitata a Taddei, che lo scorso ottobre è stato operato «allo stomaco per un tumore con conseguente pancreatite», come lui stesso vuole sottolineare. «Mi hanno assicurato i medici – dice Taddei – che al momento sono guarito ma, si sa, con questi mali qui c’è da aspettarsi il peggio da un giorno all’altro. Ho fatto domanda per l’invalidità civile e mi è stata riconosciuta prima al 100% e poi all’80%, con una penisioncina di circa 300 euro mensili. Ma viste le mie condizioni ho deciso di andare in pensione definitivamente».
Taddei ha fatto tanti lavori, compreso quello di trasportatore. «Ho 64 anni – spiega – e adesso non mi sento più di andare a lavoro. Ho chiesto la pensione per invalidità, ma niente da fare. Pare che l’invalidità, per cui prendo anche 300 euro, per l’Inps non sia ugualmente valida».
Quello che Taddei afferma è possibilissimo, perché le due invalidità, quella civile decretata dall’Asl e quella “lavorativa” stabilita dall’Inps, sovente non collimano, perché una persona, sebbene invalida civilmente, può avere una capacità lavorativa residua valutata, appunto, dalla commissione Inps. Sembra un’incongruenza, ma legalmente è possibile.
Eppure al signor Taddei non va giù. «Ho fatto domanda di pensione il 10 gennaio scorso – dice – e il sanitario Inps non ha “convalidato” l’invalidità Asl. Ho fatto ricorso al Comitato provinciale ed ecco il secondo diniego. A questo punto non so se fare ricorso. Altro non posso fare. Quel che più mi brucia è che per un’azienda sono invalido e per un’altra no. E pur restando certo il fatto che le due invalidità, quella Asl (civile) e quella Inps sono due sfere diverse, sembra contraddittorio che quell’80% riconosciutomi da medici Asl non valga per quelli Inps».
E per capire qualcosa di più in questa ingarbugliata materia, Taddei racconta di aver fatto decine e decine di viaggi nella sede Inps. «Una persona normale impazzisce fra uffici, rimpalli e tutto il resto. Sono sempre tornato a casa con la coda fra le gambe – dice – senza risposte esaurienti e consapevole che dovrò aspettare anni. Ed è proprio qui l’incognita. Riuscirò a sopravvivere questi anni che mancano al traguardo pensione? Non so nemmeno se intraprendere la via del tribunale. Ci vuole tempo, soldi, fatica. Facile che lascio perdere. Però questa cosa, sebbene legittima, di due invalidità differenti per una stessa persona, non la mando giù». —
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