Il Tirreno

Grosseto

via mascagni 

«Convivere con i pini si può E qui ora non ci sono rischi»

Pierluigi Sposato
«Convivere con i pini si può E qui ora non ci sono rischi»

Giovanni Morelli, superesperto in materia, ha compiuto un sopralluogo accurato «Si potrebbe ampliare l’aiola centrale per dare maggiore rispetto alle piante»

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GROSSETO. Tagliare i pini di via Mascagni, sì o no? Alla domanda risponde Giovanni Morelli, ferrarese, arboricoltore e agronomo, uno dei massimi esperti in Italia, invitato da otto associazioni contrarie all’abbattimento proposto dall’amministrazione comunale. «Se la domanda è “è possibile fare qualcosa”, la risposta è sì. Fresare l’asfalto ogni tre-quattro anni ha un costo. Fare un investimento forse più costoso, ma forse più durevole nel tempo, può essere più vantaggioso. Sono scelte che spettano ai proprietari degli alberi, che siete anche voi».

«Voi» sono i residenti e i rappresentanti delle associazioni (da Firenze sono arrivati anche in tre in rappresentanza dell’associazione Piazza della Vittoria, creata nel 1997) che si sono dati appuntamento tra via Marcello e via Mascagni al termine del sopralluogo compiuto dall’esperto sulle 52 piante, una per una. Un sopralluogo che ha dato risposte rassicuranti sotto il profilo della sicurezza: «Gli alberi non hanno in questo momento problemi particolari», dice il superesperto a proposito della stabilità. Cioè non rischiano di cadere. Una cinquantina di persone, sotto lo sguardo discreto delle forze dell’ordine, hanno prima ascoltato e poi posto domande. Secondo Morelli, la convivenza con i pini è possibile: «Si potrebbe ad esempio fare un investimento e ragionare sulla nuova sagomatura della strada, con un ampliamento dell’aiuola centrale per dare alle piante una maggiore area di rispetto e per evitare i disagi da sollevamento dell’asfalto a chi in questa città ci vive».

Sì a una progettazione mirata, no alle potature. «Il futuro del pino è la sua intangibilità generale e cioè, ad esempio, la realizzazione di sottoservizi separati dal pino». Morelli ha iniziato il suo excursus risalendo molto indietro nel tempo, prima delle glaciazioni, quando si era interrotto il rapporto tra una particolare gazza e il pino domestico. Poi ha parlato dei luoghi comuni legati ai pini, dalle dimensioni delle radici alla definizione di “pino killer”: «Una definizione nata a Roma, dove la pianta preponderante è il pino. Cosa volete, che cada un eucalipto? Ce ne sono molti di meno. Sulle Alpi magari cadrà un larice. È un calcolo delle probabilità». E comunque, ha aggiunto, «quando un albero fa male a un uomo è perché c’è stato un tradimento, perché gli abbiamo fatto qualcosa». Potature fatte «in maniera demente», con alberi «seviziati», con i taglio delle radici: «Ma è colpa sua? Del pino? No, non è onesto dire questo». Il pino ha capacità adattative enormi, ha una sensibilità particolare che gli permette di vivere in ambienti in cui altre piante non sopravviverebbero, ha anche una capacità demolitiva formidabile. «Bisognerebbe fare un patto: voi alberi ci garantite ombra, polveri, ossigeno, fertilità, storie anche, come quelle delle fiabe. Noi vi teniamo qui in città e vi garantiamo una vita rispettosa delle vostre esigenze. Ci guadagniamo tutti. Ed è un discorso che attraversa più generazioni».

Le fresature causano «un danno strutturale all’albero che sarebbe comunque da quantificare; un danno biologico. E l’intervento non avrebbe un carattere di permanenza, perché se l’albero sopravvive, rifa le radici». —
 

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