Gioco
Cattivi odori dal depuratore Continua il valzer delle “verità”
Landi, ex presidente del Fiora, ripete: «Lavori fatti prima del mio insediamento» La politica locale si agita e il sindaco taglia corto: «Ora portino subito il progetto»
. A quando risalgono gli interventi sul depuratore di Campo Cangino? Solo di recente l’amministrazione follonichese è venuta a conoscenza del fatto che il tetto dell’impianto di depurazione delle acque della città è stato rimosso per un rischio molto serio («Il depuratore era una bomba ad orologeria vicina alle abitazioni», ha dichiarato alcuni giorni fa l’amministratore delegato di Acquedotto del Fiora Piero Ferrari durante l’incontro con i cittadini nel quartiere di Cassarello) ma le responsabilità dell’intervento, che avrebbe dato il via all’aumento di emissioni odorigene divenute insopportabili a inizio estate, sembrano passare di mano in mano come una patata bollente.
La versione ufficiale sostenuta dal Fiora, fino ad oggi, era quella di Ferrari, il quale aveva parlato di interventi fatti nel 2018 per un rischio serio di esplosione: «Acquedotto del Fiora è stato costretto a intervenire urgentemente per effettuare modifiche strutturali all’impianto, necessarie alla sua immediata messa in sicurezza. Si è trattato di modifiche inderogabili, effettuate anche all’insaputa dell’amministrazione comunale di Follonica».
Versione che, però, non combacia con quanto sostenuto e ribadito al Tirreno dall’ex presidente del Fiora Emilio Landi, il quale sostiene invece che il depuratore sarebbe stato scoperchiato addirittura nel 2015: «Alcuni interventi sono stati fatti un anno fa ma altri, tra cui l’apertura del tetto dell’impianto, sono precedenti al mio arrivo – spiega Landi – Le prime opere risalgono al 2015».
Il sindaco di Follonica, Andrea Benini, di fronte a queste versioni discordanti non le manda a dire: «Avevano confermato che l’impianto era a posto e che non erano stati fatti interventi, ci hanno sempre detto delle grosse cavolate, adesso pretendiamo trasparenza e soluzioni a breve termine».
Ma Landi si difende: «Quando mi è stato chiesto se fossero state fatte delle modifiche particolari ho sempre risposto di no perché effettivamente le modifiche particolari erano state fatte precedentemente alla mia presidenza. Poi sono state fatte delle modifiche al sistema dell’impianto stesso e quindi alla sua conduzione anche in date successive, ma quelle riguardano la gestione dell’impianto e non la struttura».
Per Landi lo scoperchiamento, avvenuto nel 2015, come dimostrano anche da alcuni scatti presi dal satellite nel 2016, non avrebbe dovuto significare nulla: «Gli impianti possono essere a camera chiusa oppure a cielo aperto, come la maggior parte degli impianti di depurazioni. Gli odori sono legati al processo di funzionamento dell’impianto e possono fuoriuscire, la modifica c’era ma il tipo di trasformazione da quell’impianto a un’altra gestione è altra cosa: la conduzione può essere un elemento che può creare problematiche rispetto all’impianto stesso; prima di dicembre però gli odori non erano legati al depuratore. Ferrari è arrivato a gennaio e si è basato sugli elementi che gli sono stati dati».
La questione è diventata argomento di dibattito in consiglio comunale dove il consigliere del Pd Giacomo Manni ha presentato una mozione in cui chiede al sindaco, tra i vari punti, di proseguire con la richiesta di risarcimento. L’opposizione, e in particolare Danilo Baietti di Fratelli d’Italia, ha poi presentato un emendamento chiedendo al sindaco «di interessare la Procura della Repubblica affinché appuri la sussistenza di fattispecie di reato nei confronti della salute pubblica».
Mirjam Giorgieri chiarisce: «All’interno di Acquedotto assumersi le responsabilità non è un’azione che tutti vogliono fare – ha detto l’assessora – Agli atti del Comune ci sono però solo due autorizzazioni: un’Aua del 2015, dove non si parla assolutamente in tutta la documentazione di scoperchiamenti del digestore; e una a richiesta unica inviata al settore edilizia per una canala. Ci è sembrato assurdo che non fossero state presentate richieste, ma Arpat mi ha spiegato che probabilmente il gestore aveva ritenuto che quell’intervento non modificasse le condizioni previste nel contratto e che quindi è stato fatto in urgenza».
E Benini, oggi, conclude: «Alla fine ciò che importa che sia stato messo a fuoco il problema, che sia risolto e che a novembre ci portino il progetto per il nuovo impianto di depurazione che verrà finanziato dal Fiora. Le dietrologie sono fini a se stesse: serve il nuovo impianto e presto». —
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