Il femore trovato al mare è custodito in una cella frigo
Il reperto osseo, verosimilmente umano, fu prelevato dalla polizia sulla spiaggia. A distanza di un mese il mistero resta: si attendono ancora le disposizioni della Procura
GROSSETO. È mistero sul femore trovato sulla spiaggia di Principina a mare il 19 giugno, davanti a uno stabilimento balneare. A distanza di un mese dalla scoperta, il reperto è ancora chiuso in una cella frigo del cimitero di Sterpeto. Si attendono le disposizioni della Procura di Grosseto che dovrà stabilire, in base all’esito delle analisi, se si tratta di resti animali o umani, come parrebbe più probabile.
Il femore fu trovato al mare davanti a uno stabilimento balneare; sul posto intervenne la polizia con una pattuglia della squadra Volanti e uomini della Scientifica. Gli agenti prelevarono l’osso e lo portarono via, per metterlo in sicurezza e farlo analizzare. Difficile ipotizzare da dove sia arrivato, quale storia vi si nasconda dietro e a quando risalga: trascinato dalle correnti potrebbe aver vagato in acqua per centinaia di miglia ed essere appartenuto a qualcuno scomparso in altre zone d’Italia.
Non è la prima volta che vengono trovate ossa in mare. Nell’agosto 2018 successe a Soverato, in Calabria: un ritrovamento che anche in quel caso destò scalpore e curiosità. Così come quello di un osso umano nel greto del torrente Nure, in provincia di Piacenza nel gennaio 2019: il reperto fu spedito in America per analisi approfondite e si scoprì che era un femore di donna risalente addirittura al 1700.
Il mare è un luogo in cui frequentemente vengono ritrovati resti umani, che nascondono storie di disperazione. A giugno fu ritrovato il cadavere di un uomo a circa 25 miglia dalla costa di Sciacca (Agrigento) da un motopeschereccio che avvisò la guardia costiera. Il corpo sfigurato era aggrovigliato in una rete da pesca, quasi certamente era quello di un migrante.
Gli eventi che portano alla presenza di cadaveri in mare sono vari: omicidi, suicidi, incidenti aerei e appunto naufragi. Ad eccezione dei disastri dopo i quali i corpi vengono “subito” cercati in mare, i resti umani in mare affiorano solitamente in situazioni fortuite, quando tornano a galleggiare, si impigliano alle reti e o vagano in balia delle correnti fino a spiaggiarsi nel litorale, dove passanti, bagnini, vacanzieri vi incappano.
Complesse sono anche le analisi sui reperti.
Il mare sottopone i resti a processi tafonomici (cambiamenti fisici dovuti a decomposizione e agenti esterni) del tutto diversi da quelli che agiscono sulla terraferma: le condizioni fisiche e la fauna acquatica sono diversi dalle condizioni terrestri. Dalla temperatura e profondità dell’acqua alle correnti, dall’ossigeno al sale, fino alla durata temporale in cui il reperto ha stazionato in mare, le variabili - tali da incidere anche sulle analisi - sono tante. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
