Il Tirreno

Grosseto

mare amore mio

Rosati Carta, la passione per la natura porta in tavola deliziose stoviglie bio

Francesca Ferri
In alto, da sinistra, Paola Bruni, Mirko Rapino, Simonetta Casarini, Laura Tiezzi Rosati, Elena Pelosi, Glenda Rosati, Fabio Giani e Gabriele Moretti. Nello staff, oltre ai titolari Enrico Rosati e alla moglie Laura, ci sono anche Alberto Sgaragli, Michele Bianchi, Franco Savi, Enrico Corridori, Luca Cristofani, Francesco Posarelli (foto Agenzia Bf)
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In alto, da sinistra, Paola Bruni, Mirko Rapino, Simonetta Casarini, Laura Tiezzi Rosati, Elena Pelosi, Glenda Rosati, Fabio Giani e Gabriele Moretti. Nello staff, oltre ai titolari Enrico Rosati e alla moglie Laura, ci sono anche Alberto Sgaragli, Michele Bianchi, Franco Savi, Enrico Corridori, Luca Cristofani, Francesco Posarelli (foto Agenzia Bf)

La storica azienda grossetana da anni si dedica alla ricerca delle soluzioni usa e getta rispettose dell’ambiente - Le foto

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GROSSETO. Varchi la soglia ed entri in un abbraccio accogliente. Il colore caldo del legno e dello spago, la trama rassicurante della juta, l’odore neutro dell’aria privo di contaminazioni chimiche. E, su tutto, quel piccolo miracolo che ti permette di tenere un albero tra le mani e che si chiama “carta”, plasmata in forme incredibili: un piatto quadrato, un vassoio oblungo, una ciotolina a goccia, un tagliere.

Benvenuti a Rosati Carta, storica azienda grossetana, precorritrice di quella rivoluzione ecologica che oggi è stata imboccata da molti e che qui è storia consolidata. Rosati Carta è uno degli sponsor di “Mare Amore Mio” del Tirreno, che quest’estate fa giocare gli stabilimenti balneari nel segno del plastic free (“senza plastica”) e tiene informati i lettori con una campagna di comunicazione sul bando – voluto dalla Regione nel solco dell’Europa – a piatti, bicchieri, posate, cannucce e oggetti simili di plastica usa e getta che stanno distruggendo il mare. Quello del plastic free è un terreno nel quale Rosati Carta da sempre affonda le proprie radici, con prodotti di altissima qualità. Qualità che, quando si parla di rispetto dell’ambiente, non è un semplice optional, ma la bussola che deve guidare le scelte del consumatore.

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Lo spiega Glenda Rosati, nipote di Gastone, che nel 1950 fondò l’azienda. È Glenda che ci apre le porte del negozio, con annessi magazzino e uffici, di via Siria 68 a Grosseto, di cui sono titolari i genitori Enrico Rosati e la moglie Laura. Glenda ci introduce in una dimensione diversa del concetto usa e getta, dove la plastica è bandita e dove tutto quel che serve ad apparecchiare la tavola o a servire un drink al bar è rispettoso della natura al 100%. Lo usi, lo butti nel secchio dell’umido e quello, opportunamente trattato, diventerà compost. Merito dei materiali di produzione: carta, legno, fibre di mais, polpa di cellulosa, fibre ricavate dal tetrapack riciclato. Oggetti a prima vista in tutto simili a quelli di plastica che fino ad oggi hanno affollato le nostre borse frigo e, ahinoi, i nostri mari. Ma con una enorme differenza: questi qua sono rispettosi della natura. E, va detto, deliziosi a vedersi, comodi da usare e resistenti.

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Partiamo dai piatti, quadrati e con impugnatura dove appoggiare le posate. «Questi qua sono realizzati in polpa di canna da zucchero», spiega Glenda. La forma fa sì che, impilati, non crollino ed è indiscutibilmente elegante. Le posate, invece, sembrano uscite da un pranzo regale, sagomate come quelle di un servito in argento. Ma sono di legno. «E ci si può scrivere sopra il nome o disegnarci», dice Glenda. Per un pasto in piedi c’è la linea da finger food, deliziosa, con vassoi e vassoini, coppette, ciotoline. Per i fritti, le vaschette antigrasso. Per gli affettati, i taglieri in cartone dove appoggiare sopra la carta gialla. Colori ecologici e imballaggi eco e con colle certificate.

C’è poi un angolo su cui cade l’occhio: bicchieri usa e getta, cannucce e vaschette richiudibili all’apparenza di plastica. Glenda sorride e invita a guardare il marchio stampato sul fondo: «Compostabile, biodegradabile», c’è scritto con tutti i simboletti, come il triangolino che significa riciclabile. E riciclata è anche la carta di rotoloni da cucina e rotoli di carta igienica (i più esigenti sappiano che possono scegliere tra tre nuances e texture diverse).

Nel tempio della carta – da non perdere il reparto tovaglie, anche compostabili, e tovaglioli, quello delle scatole, anche da regalo e per bottiglie di vino e olio, e dei nastri per fare i pacchetti – c’è spazio anche per un altro materiale amico dell’ambiente: il vetro. Da Rosati Carta si trovano ad esempio i barattoli per conserve con tappo in vetro: non si butta via nulla una volta aperto, ma si lava semplicemente la guarnizione e si riusa.

Prodotti nuovi e alcuni nuovissimi sul mercato, in prevalenza fatti in Italia, frutto di una ricerca e un’attenzione iniziate oltre dieci anni fa. Prodotti, soprattutto, certificati. «Io raccomando sempre ai clienti di guardare la certificazione che accompagna i prodotti – spiega Glenda –. Sul mercato si può trovare di tutto, e a tutti i prezzi, ma solo la certificazione può garantire che un prodotto sia davvero biocompostabile, cioè che si può biodegradare da due settimane a tre mesi, o biodegradabile, che impiega circa nove mesi. Questo, per essere precisi, non significa che tu un piatto lo butti a bordo strada e quello dopo un po’ scompare come per magia. Tutti questi materiali devono essere sottoposti a processo industriale. Noi agli esercizi pubblici che acquistano i nostri prodotti rilasciamo una certificazione che, in caso di controllo, può essere esibita a garanzia che la merce è a norma».

Uno sforzo che, però, non ha senso se non è accompagnato da un’altra azione: «Riciclare: questa è la parola d’ordine. E l’educazione in questo è fondamentale», dice Glenda. —

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