Condannato a 21 mesi per atti sessuali mimati ai danni di una ragazza
FOLLONICA. Lui, forse, l’aveva preso come un gioco, come un’avance, pur se pesante. Invece i carabinieri prima, il pm poi e il Tribunale in ultima istanza hanno qualificato quel gesto - l’essersi strusciato contro il fondoschiena di una ragazza dopo averla afferrata per i fianchi - come un atto sessuale, pur se mimato.
E per averla costretta a subire queste attenzioni, Michal Pesek, 34 anni, originario della Repubblica Ceca e per qualche tempo dimorante nella zona di Follonica, è stato condannato: 1 anno e 9 mesi (doppi benefici), come aveva chiesto il pm Anna Pensabene. Nel calcolo della pena inflitta dal collegio (Adolfo Di Zenzo presidente, Giovanni Puliatti, Gian Marco De Vincenzi), è compresa anche l’aggressione al fidanzato di lei, colpito alla testa con una bottiglia di vetro (8 giorni di guarigione) quando lui era intervenuto in difesa della ragazza dando a Pesek due schiaffi.
Tutto si era svolto la sera del 14 febbraio 2015, intorno alle 18, alla stazione ferroviaria di Follonica, luogo di ritrovo di tanti senza dimora, come gli stessi fidanzati, entrambi maremmani. Quando la ragazza era entrata nella sala di attesa, Pesek le si sarebbe avvicinato e si sarebbe strusciato contro il suo posteriore. Lei si era ribellata («Ma cosa fai?), lui aveva risposto che stava solamente ballando e che comunque lei avrebbe fatto quel genere di atti con tutti. Compreso che Pesek non si sarebbe scusato, il fidanzato si era avvicinato e aveva dato due schiaffi allo straniero. Poco dopo, uscito dalla sala, il fidanzato era stato colpito alla testa: aveva dichiarato di aver riconosciuto Michal ma aveva aggiunto di non aver potuto reagire. Lo straniero era scappato insieme a un altro uomo. Era stato uno dei tassisti a chiamare i soccorsi: l’uomo era stato portato al pronto soccorso di Follonica. Quando erano arrivati i carabinieri, l’ambulanza era appena partita per il pronto soccorso. A terra, sul pianerottolo della rampa di accesso per i disabili, cerano alcune tracce di sangue; altre erano state trovate all’interno della sala di attesa. Lo stesso tassista aveva dato i primi elementi utili per capire cosa era avvenuto. I militari avevano rintracciato poco dopo alcuni dei testimoni. Due giorni dopo il fidanzato si era presentato alla Tenenza per sporgere denuncia; una versione confermata dalla fidanzata e dai testimoni. Tutti avevano riconosciuto Pesek nell’album fotografico. —
P.S.
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