Attenzione
Con la vendemmia in notturna stop agli interventi artificiali
Primo vino nel 2005, l’anno dopo una produzione da duemila bottiglie Coesistono da oltre quaranta anni ancora varietà indigene
la storia
Il Podere San Cristoforo ha una lunga storia, scritta nel suo stesso nome, dura e gloriosa, come solo in Maremma poteva accadere. Nasce ai primi del ’900, quando Cristoforo, quinto figlio di una famiglia di contadini, si sposò e costruì la sua casa in quella conca di verde tra Gavorrano e Scarlino, le Colline Metallifere e il mare, dove piantò viti e olivi.
Una terra argillosa e pietrosa, ma resa fertile dai depositi delle vicine zone minerarie. Cristoforo se ne prese cura fino a quando non venne richiamato al fronte della Grande guerra, da cui non fece mai ritorno. Quasi un secolo dopo, quando Giuseppe Zonin arrivò in Maremma, riconobbe in quei terreni abbandonati i segni della dedizione, dell’amore e del lavoro, li acquistò deciso a ridare loro l’antico splendore. «Era il 2000, stabilimmo subito di riprendere e curare le vecchie vigne del signor Edo, nelle quali coesistono ancora varietà indigene da più di 40 anni. La sensibilità contadina di questo agricoltore maremmano che ha percorso per quasi cent’anni questa terra è stata per noi fonte di innumerevoli consigli», racconta Lorenzo Zonin, 45 anni, ingegnere gestionale, enologo specializzato all’estero, che subito seguì il padre e oggi ha in mano le redini dell’attività. «Poi abbiamo impiantato nuovi vigneti e, nel 2005, abbiamo fatto il primo vino, insieme a un amico dell’università di Bordeaux, Mathieu Hugeut. Due barrique... e non era nemmeno tanto buono, ma era frutto delle nostre mani e dei nostri pensieri. Nel 2006, la prima vendemmia e la produzione di circa 2 mila bottiglie. La mia famiglia – spiega con un sorriso – viene da un piccolo paese veneto, Gambellara. Da noi o si fa il vino o si vende l’uva. Non c’è scelta. Forse fu proprio l’energia di questa terra a toccare la nostra anima contadina e a spingerci ad acquistare Podere San Cristoforo», oggi un gioiello di bellezza, nella cura delle vigne, nel gusto con cui è stato realizzato il casolare, nella calda eleganza della cantina.
«Non siamo noi che scegliamo la terra – dice Lorenzo – è la terra che sceglie noi, che comunica con noi attraverso quello che regala e produce, che restituisce la cura, l’amore, l’equilibrio e il rispetto: per la natura, per ogni forma di vita, per le persone che ci lavorano e per chi beve il nostro vino». Con questo approccio, la scelta della strada biodinamica era inevitabile e ha fatto di Podere San Cristoforo una delle prime aziende del genere in Toscana. Una strada non facile, che ha costi di produzione più alti e un residuo scetticismo sui mercati, benché i vini dell’azienda di Gavorrano siano di alta qualità, come dimostrano i numerosi riconoscimenti che alcuni di essi hanno ottenuto. L’agricoltura biodinamica ha ormai oltre un secolo, è il più antico movimento agricolo contro la chimica ed è arrivato 20 anni prima del biologico. «Non c’è niente di nuovo nella conduzione biodinamica – spiega Lorenzo – che non sia il rispetto dei ritmi naturali della terra e delle stagioni, a loro volta influenzati dai pianeti e dalle fasi lunari, come sostenevano già gli antichi romani. Non sono ammessi prodotti di sintesi, né aggiunte per avviare la fermentazione. Si usano preparati biodinamici che accompagnano i diversi momenti della vita di una pianta e della maturazione di un frutto, usando, quando servono, espedienti per evitare qualunque intervento artificiale».
Un esempio, anche se la pratica è stata introdotta per ragioni tecniche, ovvero una cantina piccola e un frigo insufficiente a raffreddare le uve raccolte, è la vendemmia in notturna. Le uve, soprattutto a bacca nera, assorbono calore e raggiungono una temperatura superiore a quella dell’aria. La raccolta notturna consente di prendere uva a temperatura più bassa, senza bisogno di raffreddarla. «Per diversi anni – racconta Lorenzo – abbiamo vinificato all’interno di un vecchio garage riadattato a cantina, con le barrique che stavano sotto una tettoia, senza umidità e temperatura controllate. Eppure sono usciti fuori vini che hanno ottenuto per tre volte i “tre bicchieri”. Dal 2016, abbiamo la nuova cantina, ma continuiamo a vendemmiare di notte».
Un grande aiuto a perfezionare la coltivazione biodinamica è arrivato da Franco Giacosa, uno dei più grandi enologi italiani, già direttore tecnico di casa Zonin, che si è dedicato negli ultimi anni a questo metodo e che ha affiancato Lorenzo Zonin e i suoi instancabili collaboratori: Davide Elisei, Giampiero Demi, Claudiu Prala, Niccolò Matteucci e Alessia Rocchi. Il risultato di questo lavoro è tutto nella qualità dei vini: Luminoso da trebbiano, vermentino e malvasia, prodotto nel più vecchio vigneto dell’azienda, un piccolo appezzamento dove dimorano viti di diversa provenienza; Amaranto, sangiovese in purezza, il vitigno purosangue lo ha definito Lorenzo, difficile da “addomesticare”, ma generoso come la terra in cui cresce; il Carandelle 100% sangiovese, ma ottenuto dall’assemblaggio, nella stessa vigna, di ben sei diversi innesti provenienti da storici vigneti toscani; infine il San Cristoforo, petit verdot in purezza, «pochi grappoli che crescono sulle ghiaie di color ocra di Podere San Cristoforo, tra olivi e sughere centenarie, costantemente accarezzati dalla brezza del vicino mare, per un vino ricco di frutto, dalle note di macchia mediterranea, figlio di una vinificazione semplice che esalta il territorio». —
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