Camilleri sperimentatore Si inventò una lingua che fa rivivere i dialetti
Corlito, che lo aveva intervistato, sottolinea i meriti letterari e politici «Mi disse: “Comunista è chi fa onestamente il proprio lavoro”»
IL RICORDO
BEPPE CORLITO
Camilleri è morto, ma questa non è una notizia. È morto un grande, questa è la notizia, un uomo democratico avrebbe detto il nostro Bianciardi. Si erano formati nello stesso periodo e con idee simili. È stato un amico, ci ho riso insieme tanto, e un maestro, anche se non voleva essere chiamato così. Preferiva un più formale “professore”, ma rispondente al vero: aveva insegnato alla Scuola d’Arte Drammatica di Roma, dove era stato allievo.
Ora tutti si sperticheranno in grandi encomi, anche quelli che ne hanno parlato male in vita, quelli che lo hanno definito un astuto, capace di serializzarsi per ragioni di cassetta. In realtà ha tenuto in piedi piccoli editori indipendenti, quando per lui tutte le porte dell’editoria erano spalancate. Dirà bene di lui anche Feltri, che mentre Camilleri agonizzava si è compiaciuto di dire che così non avrà più tra i coglioni quel terrone di Montalbano. Ne ho parlato bene da vivo, non ho bisogno di encomiarlo servilmente da morto.
Ha scritto più di cento romanzi, non solo quelli seriali di Montalbano, ma soprattutto quelli storici e civili, ricordo primi fra tutti i bilingui, che intrecciavano più dialetti oltre al suo speciale “siciliano”: “La mossa del cavallo” e soprattutto “La rivoluzione della luna”. Ha scritto persino una novella boccaccesca, non tanto per il contenuto, ma per lo stile. È stato tradotto in molte lingue. Direi che è stato un grande italiano, se questa definizione non suonasse retorica ed ambigua oggi.
Sono certo che verrà annoverato tra gli innovatori della lingua, una corrente che percorre la nostra lingua dalle sue origini, dal volgare di Dante, all’esilarante Folengo, a Leopardi, a Gadda fino a Bianciardi. Camilleri si definiva “uno scrittore italiano che scrive in siciliano”. Ha rinnovato la nostra lingua riallacciandola alle sue sempre vive radici dialettali, inventandosi una neo-lingua, che si apparenta indirettamente al dialetto siciliano, in un momento in cui la letteratura subisce l’ipermodernità, per la quale i dialetti sono un residuo fossile, che non si decidono a morire, mentre dovremmo parlare l’angliota di Whatsapp. Quindi Camilleri è un autore sperimentale moderno, di cui continueranno a parlare le storie della letteratura. Si è formato in quella particolare culla della cultura italiana, che è la Sicilia, a cui bisogna riconoscere i contributi di Verga, Pirandello, De Roberto, Tommasi di Lampedusa, Sciascia.
Non posso tacere il contenuto civile e sociale dei suoi romanzi, anche dei più popolari Montalbano, le cui inchieste sono “inchieste sociali”, uno spaccato dei nostri tempi, non solo per gli accenti irati la corruzione e contro la mafia, ma anche per le prese di posizione più critiche contro la globalizzazione e la rivoluzione informatica. Non per caso è l’illetterato Catarella, un angelo ingenuo, che ironicamente sottomette i pc e l’ “informaticcia”. Come in Bianciardi è l’ironia, che allegoricamente permette a Camilleri di prendere umanamente le distanze dal nostro vivere alienato.
Un’ultima cosa. Camilleri non si vergognava di dirsi comunista, amava dire: “lasciatemi morire comunista”. Non era uno dei tanti pentiti, che prendono le distanze dal loro passato impegno politico. In un’intervista dove gli chiedevo cosa vuol dire essere comunista, mi rispose che è comunista chi fa onestamente il proprio lavoro, senza mediazioni con la corruzione morale, che percorre verticalmente tutta la nostra società.
Mi dispiace per Feltri, ma non ci liberemo facilmente di Andrea Camilleri, né del suo Montalbano.
Nel suo cassetto è conservato l’ultimo romanzo, in cui Montalbano scompare letterariamente, che l’autore ha voluto uscisse postumo, perché come ha detto al teatro greco di Siracusa in Conversazione su Tiresia gli piacerebbe che ci incontrassimo tra cento anni, perché è la comunità sociale che garantisce l’esistenza umana oltre l’inevitabilità della morte. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
