Il Tirreno

Grosseto

il ricordo di sensi 

Quella volta che si oppose al taglio di un castagno

F.B.

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santa fiora. «L’augurio che il vostro coro possa cantare per 100 anni. Il vostro concittadino Andrea Camilleri». Ennio Sensi, una delle voci storiche del Coro dei minatori di Santa Fiora, tiene a memoria le parole scritte dal maestro Camilleri che il 13 agosto 2018, in occasione del 40º anniversario della nascita del coro, non aveva potuto esserci. «È sempre stato uno di noi – racconta Sensi – da quando, negli anni ’80, comprò casa a Bagnolo. Lui, grande maestro della contaminazione linguistica Italiano Siciliano, ammirava tantissimo anche il nostro linguaggio, la nostra capacità di contaminare. “Avete una lingua stupenda, un modo innato di parlare. Voi siete nati imparati”, mi diceva».

Andrea Camilleri l’Amiata, però, la conosceva da molto prima degli anni ’80. Ci aveva fatto un capodanno da un amico una volta e vi era tornato in varie occasioni. «Abbiamo abitato gomito a gomito – rammenta Sensi – perché la sua casa era a pochi metri dalla mia. Amava passeggiare, arrivare fino a Santa Fiora. Si vedeva nel bosco con la sua camicia a quadri e il bastone ed era una presenza consueta e cara. Per noi maestro di vita, ma paritario, perché la sua umiltà ce lo faceva sentire uno della tribù santafiorese. Amava le sorgenti e i boschi. Ci chiamava nella sua casa, in via Fonte Perino accanto a un’antica sorgente. Una volta ci fu qualcuno che voleva tagliare un castagno, e lui si mise di traverso e lo impedì: “Qui non si taglia nulla”, disse facendo la voce grossa, perché quell’albero, diceva, “reggeva” Bagnolo e Santa Fiora».

Sensi rammenta che in questo reciproco scambio di amicizia, Camilleri si rivolse agli amici santafioresi per documentarsi sui martiri di Niccioleta, una vicenda che già conosceva benissimo, eppure riteneva basilare palpare i cuori dei testimoni, di coloro che erano stati amici dei martiri, minatori come loro e operai. «Portammo dei nostri libri al maestro – dice Sensi – e portammo da lui amici minatori. Storia che ha inserito nel volume “Quanto vale un uomo” (Skira, 2016), una storia portata in teatro da Ascanio Celestini nel monologo “Lavoravano tanto, lavoravano tutti, lavoravano sempre”. Una strage che Camilleri definì la prima vera strage operaia della storia». Ricordi struggenti, luminosi come quei cerini del veggente Tiresia - Camilleri che si accendono nella notte e vedono l’invisibile, «quello che gli altri non possono o non vogliono vedere». — F.B.

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