Sicurezza
Pian dei Mucini: si tratta per i contributi del ministero
La società Com.Ved. fino a sei anni fa è stata la proprietaria del resort Il Mise ritirò un finanziamento da tre milioni di euro a fronte di 14 di lavori
Ci sono partite che proseguono anche dopo il fischio conclusivo.
Il campo da gioco è quello del di Pian di Mucini, stupendo resort ai piedi di Massa Marittima, da ormai sei anni riaperto sotto nuova vita con una società romana che sta portando avanti l’attività con successo.
La partita che si continua a giocare, invece, è legata ai fatti antecedenti il 2013, quando l’immobile faceva capo alla società immobiliare Com.Ved. srl, finita al centro di procedimenti amministrativi e giudiziari per inadempimenti e irregolarità urbanistiche.
Ma a distanza di oltre dieci anni la società ha aperto una trattativa con il ministero per dei contributi che allora gli furono revocati.
Era il 2007 quando la società costruttrice citò il Comune di Massa Marittima per un risarcimento di oltre due milioni di euro per il danno derivante dalla mancata realizzazione di parte del progetto inserito all’interno del Patto Territoriale (approvato nel ’97). Patto per cui la Com.Ved. aveva ottenuto un finanziamento dal ministero dello Sviluppo Economico di oltre 3 milioni di euro a fronte di un investimento di 14 milioni: contributi ritirati anch’essi nel 2007 dopo che la guardia di finanza di Follonica allertò il Mise circa carenze strutturali e finanziarie da parte della società legate alla realizzazione del progetto.
Oltre a citare il Comune massetano, la società impugnò anche la revoca del Mise, sostenendo che fosse illegittima per eccesso di potere.
Il primo procedimento, quello contro l’amministrazione, si è concluso con un nulla di fatto, mentre il secondo, quello con il ministero, sembra arrivato ad un punto cruciale, perché nell’ultima udienza, il 10 maggio scorso, l’avvocato della società ha annunciato che le parti (Com.Ved. da una parte e Mise dall’altra) sono vicine ad un accordo.
Il magistrato, così, ha deciso di rinviare tutto in attesa che si concluda questa trattativa.
Ma se questa partita è stata appena riaperta, un’altra non è mai terminata e vede al centro un vecchio debito di 30mila euro che la società ha maturato con l’amministrazione massetana, frutto di una convenzione firmata nel ’98, prima quindi di tutte le beghe amministrativo-giudiziarie, secondo cui il privato avrebbe dovuto corrispondere al Comune 60 milioni di lire per attingere l’acqua da destinare alle nuove strutture dall’acquedotto comunale.
Soldi mai arrivati e per cui l’amministrazione ancora batte cassa, con la causa che si è spostata dal giudice civile al Tar.
Se arriverà l’accordo con il ministero, chissà se si potrà chiudere anche questa seconda partita con il Comune, aperta ormai da molti anni e che porterebbe nuova linfa nelle casse dell’Ente. —
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