Gioco
«Nel cassetto tengo il mio libro finale che ho già consegnato alla mia editrice Spero che esca il più tardi possibile»
SANTA FIORA. Nel giugno 2017 alla Cava di Roselle fu proiettata un’intervista ad Andrea Camilleri realizzata dal giornalista Carlo Vellutini a Santa Fiora per Tv9, con riprese di Fabrizio Pompily e Tatiana Batista. Ecco alcuni passaggi.
Camilleri e l’Amiata
«Quasi 45 anni fa avevo un amico molto caro, scultore e insegnante di disegno che aveva un collega che insegnava disegno pure lui. Quest’ultimo era nato a Bagnolo e diceva al mio amico: devi venire casa mia, è un posto bellissimo. Un giorno il mio amico venne e si innamorò del posto. Dopo un anno comprò casa e cominciò a dire a me: devi venire a Bagnolo a vedere. Venni con mia moglie e fu un colpo di fulmine. All’inizio affittavamo un appartamento, poi seppi che era in vendita un ettaro di terra edificabile. Lo comprai, feci costruire questa casa. Ci affezionammo talmente tanto che mia figlia Mariolina si sposò nel Comune di Santa Fiora e il pranzo di nozze fu al vecchio ristorante albergo Adele».
L’Amiata e Montalbano «Nel primo romanzo di Montalbano “La forma dell’acqua” l’episodio che dà il titolo al romanzo l’ho ambientato a Bagnolo e l’ho fatto capire, tant’è che ricevetti due o tre lettere da grossetani: ma stiamo sbagliando..? No, dissi, non state sbagliando».
il successo
«Ero sicuro di diventare uno scrittore per pochi perché il mio linguaggio era un po’ bastardo, con molti influssi dialettali e parole che si capiscono solo nel contesto. Il primo a stupirsi del successo sono stato io».
atto finale
«Siccome sono un uomo ordinato che non lascia le cose a mezzo, 10 anni fa avevo 80 anni e temendo l’Alzheimer mi venne l’idea di come far finire Montalbano. Scrissi un libro e lo mandai alla mia editrice Elvira Sellerio. Le dissi: tienilo nel cassetto, quando non riuscirò più a scrivere Montalbano te pigli e pubblichi quest’ultimo romanzo che è tutto diverso dagli altri. Lo intitolai “Riccardino”. Spero che esca il più tardi possibile».
Il messaggio
«La perseveranza. Non bisogna mai perdere la fiducia in noi, e sempre avere la coscienza dei propri limiti. Il mio primo romanzo per 10 anni fu rifiutato da tutti gli editori. Uno scrittore deve perfezionare sempre la propria scrittura, portare pazienza, riscrivere una pagina 4-5 volte finché non sente che suona bene, e allora può andare avanti». —
El.G.
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