Il Tirreno

Grosseto

L’addio all’amico Camilleri dalla sua amata montagna

Fiora Bonelli ; Altri servizi alle pag. 2 e 3
L’addio all’amico Camilleri dalla sua amata montagna

Santa Fiora e Bagnolo, dove dagli anni ’80 aveva una casa, piangono lo scrittore Il sindaco: «Uno della nostra comunità, semplice e umano come lo sono i grandi» 

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«Un gigante. Per noi di Santa Fiora un prestigio e un onore averlo avuto come concittadino e amico. E anche una speranza per un futuro migliore». Così il sindaco di Santa Fiora Federico Balocchi sintetizza il senso della presenza del maestro Andrea Camilleri nella comunità santafiorese, dove il sentimento di perdita serpeggiava da giorni, da quando, insomma, era stato chiaro a tutti che Camilleri – dopo il malore e il ricovero a Roma un mese fa – non sarebbe più tornato nella sua casa di Bagnolo, la borgata immersa fra i castagni dove il maestro e la sua famiglia hanno trascorso tante estati. Il maestro si è spento ieri mattina alle 8,20 all’ospedale Santo Spirito di Roma.

«Avere avuto a che fare con uno scrittore del suo calibro e averlo sentito amico umano e umile – rammenta Balocchi – è un’esperienza che ti segna. Quando gli intitolammo il teatro comunale mi disse: sindaco le posso chiedere un piacere? La posso abbracciare? E volle pagare lui la consumazione al bar. Un gesto che in sintesi racchiude la sua generosità nell’essersi dato a tutti noi senza snobbarti, ma anzi cercando con il paese e i suoi abitanti quel contatto caldo, semplice e umano che caratterizza i più grandi e i migliori».

L’intitolazione a lui del teatro comunale, che adesso si chiama “Andrea Camilleri”, fu vissuto dal maestro proprio con quell’entusiasmo un po’ sornione che lo ha reso indimenticabile e in quell’occasione ebbe a dire: «Finalmente si è realizzato il mio sogno; per tutta la vita ho sognato di avere un teatro e ora ne ho uno intestato a me. La mia commozione, la mia gratitudine per i miei concittadini, per il sindaco e il consiglio comunale è profonda e durerà finché io durerò».

Una dichiarazione di amore per una comunità con cui si era mescolato verso gli anni Ottanta, quando si era comprato fra i castagni di Bagnolo quella casa a cui pare accennare nel primo romanzo in cui è protagonista Salvo Montalbano, “La forma dell’acqua”: «Io non sono siciliana, sono nata a Grosseto... Possedevamo un pezzetto di terra e una casa alle pendici dell’Amiata, ci passavamo le vacanze». Una citazione omaggio alla montagna incantata, tanto che proprio “Notizie dall’Amiata” aveva voluto intitolare quell’appuntamento fisso, itinerante in vari borghi amiatini, con giornalisti e intellettuali, utilizzando il titolo di una poesia di Montale con cui condivideva, simbolicamente, l’idea di una montagna capace di diventare “centro in periferia”.

«Quest’anno – racconta Balocchi – i familiari ci hanno chiamato. Il maestro non viene a Santa Fiora. Resta a Roma, ci hanno detto. Ci ha rattristato. Lui c’era sempre. C’era col coro dei minatori nel 2009, c’era all’inaugurazione della grande fontana. La sua casa è stata aperta a tutti, personaggi famosi e comuni concittadini». Santa Fiora ha cercato di ricambiare questo affetto del maestro e gli ha donato il Provisino d’oro, la più importante onorificenza per le eccellenze santafioresi, e poi la cittadinanza onoraria il 26 ottobre 2014 fino all’intitolazione del teatro comunale di due anni fa. Il suo testamento affettuoso alla Montagna, già lo aveva sottoscritto nel 2014, quando mentre gli conferivano la cittadinanza onoraria disse: «Dopo tre anni che non venivo più sull’Amiata ho sentito la nostalgia e ho capito che ne ero innamorato». Il sindaco ha decretato il lutto cittadino ieri e oggi e ha trasferito ieri l’inaugurazione del Festival Santa Fiora in musica dalla Peschiera al teatro a lui intitolato. —

Altri servizi alle pag. 2 e 3

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