Italia
Il Superparco piace «Sì alla fusione tra terreni agricoli e area protetta»
Intervengono i presidenti Sammuri e Maffei Cardellini «Bene un ente solo che gestisca insieme tutela e sviluppo»
Prende forza l’idea di un “superparco” della Maremma, recentemente nata dalla proposta di 15 imprenditori agricoli e zootecnici maremmani che insieme svolgono attività agricola su oltre 700 ettari di superficie e stanno fondando un comitato ad hoc. Il loro auspicio è quello d’arrivare a una gestione unica del territorio dell’area protetta all’interno del Parco della Maremma, oggi contraddistinto dalla presenza di due realtà separate, entrambe di emanazione regionale con compiti e organi separati. Sono l’Ente Parco regionale della Maremma e l’Ente Terre regionali toscane (ex Azienda Agricola regionale di Alberese). Due soggetti per un corpo unico.
Da una parte il Parco che amministra e pianifica come un’istituzione comunale (non ha proprietà, salvo la ciclabile e altre pertinenze), dall’altra Ente terre regionali che gestisce il complessivo demanio regionale, pari a molte migliaia di ettari di cui circa 3.000 nell’area protetta del Parco. Da più parti, da Legambiente al Wwf, è stato espresso favore alla fusione. E il fronte dei favorevoli si allarga a macchia d’olio, anche al di fuori dei confini del territorio.
Interviene oggi Giampiero Sammuri, presidente nazionale di Federparchi e già presidente del Parco della Maremma, il quale ritiene valida l’idea di promuovere un soggetto unico che gestisca terreni agricoli e area protetta. Per quale motivo?
«Ho fatto il presidente del Parco per 12 anni (dal 2000 al 2012, tre mandati che all’epoca erano 4 anni l’uno) – dice – e devo dire che con gli allori amministratori dell’azienda regionale ho collaborato molto bene, ma le cose sono molto cambiate da allora a oggi».
Mentre vent’anni fa, dice Sammuri, la missione era solo salvaguardare l’ambiente naturale e la naturalità del territorio, oggi è quella della complessità del territorio e quindi di tutte le forme di integrazione tra tutela, attività umane, agricoltura e promozione economica e turistica. Insomma: se un tempo obiettivi di parco e azienda regionale erano piuttosto divisi, oggi - nella nuova architettura istituzionale che si è creata - i ruoli tendono a collimare e c’è una sovrapposizione abbastanza netta. «È proprio questo elemento cardine - dice il presidente nazionale - che mi fa pensare positivamente a una fusione». Seconda considerazione: il “superparco” non sarà comunque una realtà in concorrenza con le aziende private – spiega Sammuri - ma un vero e proprio “partner” dei privati che contribuirà ad aumentare il peso delle produzioni locali, sia sui mercati sia nel reperimento di fondi comunitari e pubblici, consolidando quanto già fatto con il marchio Parco. Terza considerazione. «C’è un altro elemento su cui la Regione toscana è stata antesignana – prosegue il presidente nazionale di Federparchi - ovvero l’aver lavorato molto su razionalizzazione e accorpamenti. La riforma dell’Asl andava in questa direzione: quella di creare staff unitari per funzioni comuni, il che porta a un indubitabile risparmio, ma stessa cosa è successa con i parchi. Quando ero presidente del parco, i 3 parchi regionali avevano ognuno un collegio revisori dei conti. Ce l’avevamo noi, ce l’aveva Migliarino san Rossore, ce l’aveva il parco delle apuane: la Regione toscana creò un collegio unico di revisori anni fa, cosicché anziché avere 9 revisori dei conti ora ce ne sono 3, il che è un risparmio. Andando ad accorpare anche le gestioni del Parco della Maremma e del Demanio pubblico si potrebbero ottimizzare le competenze già presenti nelle due istituzioni». Non ci sarebbero esuberi e demansionamenti nella nuova struttura ma solo un cambio nella regia. «Peraltro ci sono altri esempi in Italia - dice Sammuri - che dimostrano che, laddove i parchi gestiscono anche un patrimonio, aumentano non tanto la “tutela” (che comunque viene realizzata lo stesso anche senza la gestione patrimoniale), quanto l’aspetto promozionale di sviluppo e produzione: basti pensare a Migliarino-San Rossore e Massaciuccoli, per restare in Toscana».
Un’osservazione, quest’ultima, confermata dal presidente di quest’ultimo parco, Giovanni Maffei Cardellini, che contattato dal Tirreno, porta la sua esperienza: il suo parco si trova a gestire direttamente i terreni dell’ex Tenuta presidenziale San Rossore, cucendo tutela e sviluppo in un soggetto fortemente integrato nel tessuto produttivo. «L’azienda agrozootecnica biologica della Tenuta di San Rossore ha messo in campo molti investimenti che hanno ricadute positive sul territorio, con un miglioramento della qualità delle produzioni e della visibilità dei prodotti», dice Luca Becuzzi, responsabile dell’ente per il servizio agrozootecnico. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
