Attenzione
Dimenticata in auto, muore: il padre non è colpevole
. Un’amnesia tragica, ma priva di responsabilità per le conseguenze innescate da una dimenticanza che è già condanna all’ergastolo del dolore per chi ha subìto quel black out mentale.
Il gip Giuseppe Laghezza ha accolto la richiesta del sostituto procuratore Giancarlo Dominijanni firmando il decreto di archiviazione per Daniele Carli, il papà di Giorgia, la piccola di 11 mesi che il 18 maggio 2018 venne dimenticata in auto dal padre nel parcheggio della Continental a San Piero a Grado, in provincia di Pisa. Era indagato per omicidio colposo, l’ingegnere originario di Scarlino, residente a Cascina, da anni anima della frazione di Riglione dove ha ricoperto anche la carica di segretario della locale sezione del Pd. Un atto necessario per consentirgli di nominare un legale, Antonio Cariello, e soprattutto un consulente medico. Già dalla consulenza disposta dalla Procura e affidata al professor Alessandro Meluzzi le responsabilità di Carli erano state escluse. Analogo l’esito della consulenza presentata dalla difesa, lo psichiatra Guido Cappa. Ora la firma del gip che chiude il capitolo giudiziario di un dramma senza fine.
«Da un punto di vista emotivo è una cosa che non cambia molto lo stato d’animo che vivo tutti i giorni – spiega al Tirreno l’ingegner Carli – Può essere una sorta di consapevolezza e comprensione da parte della giustizia degli uomini. Ma non è che mi interessa più di tanto».
Il tormento di Carli è un compagno di viaggio che non lo abbandonerà mai. Dovrà imparare a conviverci.
«Mia figlia non c’è più – aggiunge – Grazie al supporto di tante persone, anche di chi ha avuto la mia stessa esperienza, e di mia moglie cerco di metabolizzare l’accaduto».
Quella che ha colpito Carli è stata un’amnesia dissociativa transitoria. Un black out improvviso e asintomatico che aveva annullato la presenza della piccola sul sedile posteriore dell’auto da quando erano partiti dall’abitazione a quando il papà avevo parcheggiato alla Continental. L’asilo dista trecento metri dalla casa. Carli c’era passato davanti rimuovendolo completamente. Per lui la bimba era già al nido. Un buco nero che anche nel corso della giornata non era stato illuminato. Non era servita la telefonata ricevuta nel corso della mattinata dalla moglie Gabriella Perrone. E nemmeno la conversazione con i colleghi all’ora di pranzo, durante la quale l’ingegnere aveva anticipato l’imminente programma vacanziero con la famiglia. Solo quando nel pomeriggio la moglie lo aveva chiamato per chiedergli della bimba, visto che all’asilo risultava assente, Carli era uscito dall’oscuramento mentale in cui era stato avvolto fin dal mattino. E la corsa verso la macchina era terminata con lo strazio di vedere la piccina esanime nell’ovetto. Lo choc di una memoria recuperata con la più devastante delle tragedie che un genitore possa affrontare. L’amnesia dissociativa transitoria nella patologia forense è diventata una causa di non punibilità.
Papà Daniele sta ancora cercando il suo equilibrio interiore: «Ci facciamo forza e andiamo avanti». –
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
