Toscana
Cambio al vertice del Fiora Una finalissima al cardiopalma
Si cerca la quadra sul nome del presidente in pectore, il senese Roberto Renai Landi è fiducioso: «Giovedì incasserà il voto della maggioranza dell’assemblea»
GROSSETO. Ad Acquedotto del Fiora è in atto i un passaggio di consegne. Lascia il presidente Emilio Landi e la politica cerca un accordo sul successore e sul nuovo consiglio di amministrazione. In pole c’è Roberto Renai, sindaco di Piancastagnaio, primo senese al vertice della società che gestisce il servizio idrico nella Toscana meridionale, ma ancora la partita non è chiusa. Come non nasconde lo stesso Emilio Landi.
Landi, giovedì sarà il suo ultimo giorno in via Mameli. Sembrava fatta per Renai, ora pare ci sia una frenata. Immaginava così laboriosa la scelta del suo successore da parte dei sindaci?
«Lascerò giovedì, ma di fatto il presidente vicario Renai già opera da diverse settimane. La politica fatica a trovare la quadra perché i criteri di cui bisogna tener conto nella composizione del cda e nella scelta del presidente sono aumentati: c’è la geografia, c’è l’appartenenza, ci sono le correnti interne ai due schieramenti. Inevitabilmente passano in secondo piano i curricula, ma io resto ottimista. Giovedì l’assemblea sceglierà il nuovo presidente e i consiglieri di parte pubblica e lo farà con un’ampia maggioranza, ne sono convinto».
Si mormora il contrario.
«Tutto si appianerà e credo che Renai verrà votato da più sindaci di quanti si immagina, di centrosinistra e di centrodestra».
Perché non ha accettato un secondo mandato, su cui c’era convergenza totale?
«L’ho spiegato nell’assemblea del 19 aprile: i patti erano questi. Un mandato, tre anni, e poi basta. Quando nel 2016 fui ricercato e coinvolto avevo già compiuto una scelta di vita, che rimisi in discussione. Il mio percorso politico è chiuso. Ho fatto il sindaco per dieci anni ad Arcidosso, poi il Fiora. Ora voglio fare il pensionato».
Cosa le fu chiesto tre anni fa? Come la convinsero?
«Era una situazione diversa da oggi, ma altrettanto complicata. I sindaci si rivolsero a me e mi chiesero di riportare serenità, di superare alcuni scogli. Percepii stima e fiducia. In questi tre anni mi sono sentito una figura di garanzia per la parte pubblica. Ho sempre esercitato senso di responsabilità. Fiora è una società complessa. E comunque vorrei ricordare che anche a Landi, inizialmente, non si fecero sconti. Il mio nome arrivò in un’assemblea che non era proprio compatta, ma ottenni il 97%. Ricordo inoltre gli articoli di giornale in cui si contestava il mio curriculum e la provenienza. La nomina di un presidente è sempre figlia di accordi politici».
Sul depuratore di Follonica il “suo” Fiora non ha fatto una bella figura...
«Lo ammetto, ma non voglio tornare su questa vicenda. Solo due cose voglio sottolineare: la prima è che la questione risale a un periodo in cui io non c’ero. La seconda è il dispiacere per aver visto alcuni accreditarsi e costruire consenso attaccando la parte gestionale di Fiora. Delle famigerate modifiche io non sapevo nulla semplicemente perché queste erano avvenute nel 2015, un anno prima del mio arrivo». —
Gabriele Baldanzi
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