Gioco
Piazza del Sale piange Luciano «Da lui abbiamo imparato tanto»
Quell’angolo del centro era diventato la sua seconda casa Qui l’ingegnere raccontava la Maremma ai più giovani
La passione per l’equitazione lo aveva accompagnato per tutta la sua vita. Era un cavaliere, Luciano Machetti, lo era nel senso stretto della parola. E amava la poesia, il teatro, l’arte: proprio per questo era stato facile per lui imbastire lo scherzo d’ “Er cavaliere bianco, er cavaliere nero” di Gigi Proietti. «Lo faceva ogni volta che mi vedeva - dice Luca Corsi, dj - Ridevamo molto insieme. Luciano per tanti di noi che frequentiamo il centro e i locali di piazza del Sale è stato un vero punto di riferimento».
L’ingegnere aveva sessant’anni, era sposato con la signora Angela Maria Gai, e aveva tre figli, due maschi e una femmina. Una persona affabile, alla mano, simpatica, mite. Un professionista serio, che lavorava nella Bonifica fin dalla prima metà degli anni Ottanta, dove era stato direttore del Consorzio Osa Albegna fino al 2015, anno della fusione dei consorzi. Ingegnere idraulico stimatissimo, conosciuto e apprezzato in tutta la Toscana, lavorava nel nuovo Consorzio di Bonifica 6 Toscana Sud, nella sede di via del Tintoretto.
Sabato pomeriggio, poco prima di entrare in acqua a Principina mare, aveva mandato un messaggio all’altro suo grande amico, Guido Conti, titolare della Cantina di piazza del Sale. La sera precedente era passato a salutare, come sempre e il giorno dopo aveva deciso di inviare una poesia di Montale al suo amico, che per 18 anni è rimasto sempre incantato ad ascoltarlo. «L’averlo conosciuto è stato per me un privilegio e una grandissima fortuna - dice Conti - perché da lui ho imparato tantissimo. Gli piaceva stare in mezzo alla gente, è per questo che era diventato un po’ il punto di riferimento di tanti locali qui in piazza. Io con lui ho condiviso anche molto del mio tempo libero. Ascoltarlo era bellissimo».
Machetti è morto sabato pomeriggio, probabilmente ucciso da un infarto mentre stava facendo il bagno. Era arrivato a Principina al bagno Oasi dopo aver pedalato fino alla scuderia Bartoletti, dove tiene il suo cavallo Donna Dudù. Era saltato in sella ed era andato a fare una passeggiata sulla spiaggia, prima che turisti e bagnanti affollassero il bagnasciuga. Poi, una volta rimessa Donna Dudù nella sua stalla, era tornato al mare: aveva mangiato, si era riposato e poi aveva deciso di fare il bagno. «Pochi minuti prima ci eravamo sentiti - ricorda il proprietario della Cantina - Mi aveva inviato delle canzoni e una poesia di Montale. Non riesco ancora a capacitarmi di come sia potuto succedere. Il vuoto che Luciano lascia è incolmabile».
Era facile incontrare Machetti: al Pickeat, al Ricasoli, qualche volta al Dribbling. Conosceva tutti e tutti aspettavano quella visita, nei locali del centro, dove portava ogni volta una storia diversa, una poesia o anche soltanto un saluto. Non c’erano ombre nella sua vita: c’era solo il tormento per essere finito sotto processo per il crollo del ponte sull’Albegna, nel quale morirono tre tecnici dell’Enel. «Era il suo grande dolore - dicono gli amici più stretti - un dolore che purtroppo lo ha accompagnato fino all’ultimo».
Ieri, l’anatomopatologo ha effettuato la ricognizione cadaverica all’obitorio del Misericordia: Machetti sarebbe stato ucciso da un infarto che non gli ha lasciato scampo.
Oggi probabilmente sarà decisa la data del funerale dell’ingegnere. —
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