Il Tirreno

Grosseto

Via Giordania, secondo rogo in due giorni Una roulotte distrutta dalle fiamme

Elisabetta Giorgi

Cresce la paura nell’area di sosta abitata dagli imprenditori del pubblico spettacolo. «Il Comune faccia qualcosa»

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Ancora fiamme e paura. È il secondo rogo in due giorni. «Abbiamo sentito uno scoppio e siamo corsi subito con gli estintori», dicono stralunati i proprietari delle roulottes. Un altro incendio è scoppiato la notte tra venerdì e sabato in via Giordania (dopo il primo di mercoledì) e stavolta ha distrutto una roulotte. Per fortuna era vuota, nessun ferito, ma la paura è stata tanta. Crescono i sospetti sul dolo.

L’allarme è scattato intorno a mezzanotte. Diverse persone si sono svegliate di soprassalto: il fuoco stava devastando una vecchia roulotte ai margini della piazza, davanti alla strada. Quando i vigili del fuoco sono arrivati il mezzo era già distrutto. Ne è rimasta la carcassa, carbonizzata. Non vi sono prove che si tratti un incendio doloso ma il sospetto c’è, anche alla luce del fatto che si tratta del secondo caso a distanza di poco. Un primo rogo era scoppiato mercoledì sera tra le sterpaglie del campo vicino. Stessa zona, stesso versante della piazza, di fronte alla strada e al cantiere di Sei Toscana.

Nel primo rogo le fiamme sono arrivate fin quasi alla roulotte in cui vive una 65enne, Merope Falorni, che è uscita in preda al panico nel timore che il fuoco arrivasse fino a lei. Si è fermato vicino. La zona è invasa di erbacce alte, non c’è manutenzione del verde. «Una bomba a orologeria», puntano il dito gli abitanti sottolineando i mancati interventi del Comune. Le indagini sono in corso. C’è un particolare giudicato strano dagli abitanti, e legato al fatto che il fuoco ha bruciato il centro del campo lasciando intaccato il ciglio della strada dove restano sterpaglie integre. L’ipotesi del mozzicone gettato dal finestrino e arrivato al marciapiede è debole, «perché il fuoco è più dentro al campo».

Passati pochi giorni ecco poi il secondo incendio. La roulotte bruciata è proprietà di Michele Rossi (Ape) e la sera del rogo si trovava nel campo, in posizione isolata rispetto alle altre (che invece sono tutte attaccate), ovvero sui bordi della piazza davanti alla strada. «Verso mezzanotte – racconta Carmen Galletti, 34enne - eravamo a letto quando abbiamo sentito un botto e siamo usciti. Ho sentito i vicini prendere l’estintore, abbiamo aperto la porta, c’erano le fiamme. Siamo corsi, io, mio marito e un altro. Difficile dire cosa sia successo», scrolla le spalle la ragazza. In diversi sospettano che vi sia dietro il gesto volontario di qualcuno, anche se non vi sono certezze. «Può essere stato il mozzicone, come può essere stato qualcuno che non vuole che stiamo qua in questa piazza, che ci vuole male perché dopo l’ordinanza (l’atto cdi sgombero risalente a maggio, ndr) è cresciuto tanto odio immotivato verso di noi. O può essere qualcun altro che ha altri pensieri, altre logiche. Non lo sappiamo. In ogni caso la paura è tanta e viviamo col pensiero che, se siamo fuori al lavoro, non troveremo più la nostra “casa”. O peggio ancora, che scoppi un incendio mentre siamo dentro. Vorremmo che il Comune facesse qualcosa. Altrimenti ci mobiliteremo noi, per capire cosa sta succedendo». —

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