Il Tirreno

Grosseto

Dove gli Etruschi facevano vino la civiltà rurale ha il suo tempio

Lina Senserini
Dove gli Etruschi facevano vino la civiltà rurale ha il suo tempio

Nel ’99 la famiglia Zonin acquistò terreni e fabbricati a Pian del Bichi Dal patrimonio della terra all’architettura sono riemersi gli antichi fasti 

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tra i filari

Lina Senserini

Il castello di Montemassi, che con la sua rocca circondata dall’antico borgo medievale, si staglia sulle colline, non è solo il nome e il simbolo della tenuta situata in Pian del Bichi, ma rappresenta le origini e il collegamento con la storia millenaria di questo straordinario angolo di Maremma. Proprio in questa zona che scende dolcemente verso il mare, già dal IV secolo gli Etruschi coltivavano la vite e producevano il vino. La famiglia Zonin ha acquistato i terreni e i fabbricati di quella che sarebbe diventata la tenuta Rocca di Montemassi, nel 1999. Fin dall’inizio la scelta della proprietà è stata quella di rispettare la tradizione dell’agricoltura maremmana, a partire dall’architettura dei fabbricati esistenti, che sono stati ristrutturati lasciandone intatto lo stile originario e riportandoli all’antico splendore; stessa cosa per l’impianto delle viti e degli olivi, per la messa a dimora di piante ed essenze mediterranee, come pini, oleandri, sughere, ginestre, corbezzoli; fino a conservare, con un delicato lavoro di spostamento dagli oliveti, decine di olivi secolari che sono passati in mezzo alle stagioni e alla tremenda gelata dell’86, reimpiantati intorno al centro aziendale.

Oggi, fanno bella mostra di sé nei grandi giardini della tenuta, autentici “monumenti” alla forza, alla resistenza e all’elegante bellezza di questa pianta straordinaria. Contemporaneamente è stata realizzata la cantina, il wine shop e il centro di rappresentanza all’interno dell’edificio principale, dove vengono organizzati eventi, degustazioni e serate, quando non vengono usati gli spazi esterni o la grande bottaia adiacente alla cantina. Nel 2007, è stato creato il Museo della Civiltà rurale, «a testimonianza delle più antiche e genuine tradizioni della cultura e della civiltà contadina in Toscana affinché le giovani generazioni continuino a coltivare nei loro cuori la passione per la terra e il rispetto per i suoi valori», si legge nella targa all’ingresso. Ospitato in un’apposita ala della struttura padronale, raccoglie oltre 3 mila pezzi, che raccontano gli ultimi secoli di storia dell’agricoltura. È aperto al pubblico e inserito nella rete dei Musei della Maremma. «Tutto quello che è stato fatto e che è in programma per il futuro – spiega Alessandro Gallo (nella foto), da tre anni direttore di Rocca di Montemassi – risponde a due precisi criteri: il primo è l’innovazione nel rispetto della tradizione e del territorio, aspetto al quale il disciplinare della Doc Maremma ha dato nuovo impulso; l’altro, forse ancora più importante, è rafforzare l’immagine della tenuta come azienda agricola radicata nella tradizione rurale della Maremma e non come azienda esclusivamente vitivinicola. Oltre all’olio che quasi sempre si accompagna alla produzione del vino, abbiamo introdotto anche allevamento di vacche maremmane, la produzione di cereali, di alberi da frutta, l’orto le cui verdure sono utilizzate per la realizzazione di piatti stagionali che offriamo ai nostri ospiti. Il risultato è la fattoria toscana, motore e propulsore dell’economia rurale a tutto tondo. Ovviamente il vino è al centro della nostra attenzione, ma riteniamo che acquisti ancor più valore all’interno della cornice che stiamo sviluppando».

Le cinque etichette, tutte Maremma Toscana Doc, sono, in linea con la filosofia aziendale, un mix di tradizione e modernità con una proposta sia di vini giovani e freschi che di vini dal tratto territoriale e più strutturati, che risultano adatti al mercato estero sempre in crescita. Tre sono i rossi: Le Focaie, in maggioranza Sangiovese; il Sassabruna, blend di Sangiovese, Merlot e Syrah, più robusto, affinato in legno; infine il Rocca di Montemassi, risultato della composizione di vitigni internazionali quali Cabernet Sauvignon, Petit Verdot e Syrah. Completano la produzione della tenuta, il Calasole, Vermentino in purezza, e l’ultimo nato, il Syrosa, rosato dai toni delicati e dal colore rosa tenue, ottenuto da Syrah e Sangiovese. La particolarità di questo vino è che le uve da cui proviene sono ottenute con tecniche di coltivazione e lavorazione adatte a quel tipo di vinificazione, diverse da quelle necessarie per la realizzazione di vini rossi. Oltre alla parte agricola e alla produzione vitivinicola di eccellenza, il mosaico si completa con il gin. È stato chiamato Imperiale, dal nome del toro dell’azienda, ispirato al senso di potenza evocato da questo animale. È un progetto nuovo, nato nel 2018 con l’intento di raccontare la Maremma nella forza dei suoi profumi e dei suoi sapori. È un gin di produzione artigianale che nasce dalla selezione di sei botaniche – ginepro, fiori di sambuco, camomilla, curcuma, bergamotto e rosmarino – che raccontano con i loro aromi i sapori più autentici del territorio maremmano.

Infine, diventa essenziale l’accoglienza, che permette di raccontare le diverse attività, consentendo agli ospiti di entrare in contatto con la realtà produttiva e con la magia della tenuta. Da qui nasce l’idea di creare percorsi di abbinamento dei vini con piatti regionali, basati sulla stagionalità, che è possibile degustare nell’azienda; l’apertura dell’agriturismo, per godere della bellezza della natura e del silenzio della campagna maremmana, insieme alla realizzazione di eventi estivi come “CineMaremma”, permettono di aprire Rocca di Montemassi al territorio e alle persone che lo vivono.
 

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