Gioco
Renato “Davide” Gigliotti, una vita spesa per i cavalli: dall’Amiata ai fasti di Siena
Il mitico fantino di Seggiano si racconta, dagli esordi a Piazza del Campo, fino all'attuale attività di allevamento
il personaggio
fiora bonelli
In Amiata, e in particolare a Seggiano, lo conoscono come “Malanca” per via del nome di un motorino su cui schizzava quando era adolescente. Ma il soprannome paliesco di Renato Gigliotti è Davide, un fantino che si è fatto da sé e che ha scoperto la bellezza dei cavalli a 24 anni. Da allora Gigliotti e i cavalli sono stati tutt’uno, fino a Piazza del Campo, a Legnano e in molti altri circuiti che contano.
«Il primo cavallo lo comprai alla fiera di Viterbo – racconta – Era il 1982. La cavalla era bellissima, ma non sapevo che farci. Io ero digiuno in fatto di cavalli. Poi cercando i documenti scoprimmo che era nata in Irlanda, si chiamava Asterbloson. Ma la chiamai Marta perché i documenti si trovarono a Marta sul Lago di Bolsena».
E con questa cavalla purosangue nel 1982 Gigliotti corre a Castel del Piano, ma cade e si rovina un bel po’, tanto da stare fermo per mesi. Ma la cavalla non sta ferma: corre a Montelateronee ad Acquapendente. Nel 1983 la prima vittoria a Levane. L’8 maggio, la prima corsa a pelo a Montalcino. Gigliotti vince contro i mitici Bazzino, Bastiano, Aceto, vince a Monticiano, Casole e nel 1983 a Castel del Piano porta il palio al Borgo.
«Intanto la mia passione per il cavallo montava – racconta Gigliotti –. L’ippica è roba che ti cresce dentro e quando c’è non te ne liberi più. Mi compro un altro cavallo, Loveloc. Due cavalli fantastici Marta e Loveloc. Ormai cominciavo a farmi conoscere nel giro. Un giorno stavamo prendendo un caffè al bar La Fonte di Seggiano quando arriva un signore di Fucecchio. Il signore fa da tramite con un capitano del palio di Fucecchio e mi chiamano a correre sulla piazza. Intanto alla fine del 1983 monto Loveloc a Piancastagnaio e vinco. Era un treno quel cavallo, vinco 100mila lire, e sempre con lui l’anno dopo vinco a Fucecchio. Avrei dovuto montare Marta, ma era piovuto e la pista non era adatta a lei. Monto Loveloc che fa il miracolo e vince alla grande».
Ma intanto in Gigliotti cresce la voglia di Siena. «Nel 1984 a Siena ci porto Marta – racconta ancora Gigliotti – ma ebbe difficoltà negli angoli di piazza e caddi al Casato. Grande emozione prima di entrare, ma poi, una volta al canape fai il tuo lavoro. Non guardi il teatro piazza, ti concentri sui cavalli e sui fantini. Fu il battesimo, quello, e ormai sapevo che ci avrei provato e riprovato». L’occasione di tornare in Piazza del Campo arriva con l’acquisto di Bagnolo, un mezzosangue comprato appositamente per Siena.«Bagnolo fa una prova ottima – rammenta – che mi fruttò la visita del capitano della Selva, a Seggiano, il mitico Fabio Rugani, affascinato dalla prova dove avevo superato al Casato Brandano. Non vincemmo il palio ma la soddisfazione fu immensa. Ormai ero nel mondo senese. Perché per un fantino non è importante la vittoria, ma la gestione del cavallo e della corsa. Arrivo secondo in tre pali a Legnano fra 1985 e il 1988 e nel 1989 corro il palio di Siena per l’Aquila. Difendo i colori pur senza vincere ed entro come fantino stipendiato nella Giraffa. In questa contrada non mi hanno mai fatto montare». A questo punto Davide decide di vendere tutti i cavalli, meno uno, Bionica, ma poi non può stare fermo e ricompra Calendimaggio che nel 2005 vincerà a Legnano. «Con i miei cavalli – rammenta – ho fatto la storia del palio di Legnano».
Dopo il brutto incidente del 1992 a Monteroni, dove riporta otto fratture al volto, nel 1994, dopo Fucecchio, Gigliotti fa l’ultima corsa a Montese con Bionica: «Pista bruttissima. Tutti volevano vincere. Ma cascarono tutti e vincemmo noi. Fu l’ultima volta che ho montato in piazza».
Ma la passione dei cavalli non si è spenta. Adesso Gigliotti alleva cavalli nella sua Scuderia Bionica Seggianese. Ne ha cinque: «Due mezzosangue per la piazza, due purosangue per Legnano e la cavalla Zanzarita». Gigliotti, che ha sempre affiancato questo sviscerato amore per i cavalli al lavoro “vero” di imprenditore edile, è richiesto a radio e televisioni per i suoi commenti soprattutto palieschi che ben ha conosciuto dall’interno. Sa come vanno gli accordi prepalio, le tattiche e le strategie più o meno segrete, annusa l’odore di bruciato nei patti e negli abboccamenti prima della corsa. «Il palio – confessa – è sempre e comunque una fregatura. Ma deve essere una fregatura onesta. Devi giocare ma con manovre pulite e soprattutto rispettando la parola data. La parola data è legge». —
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