Il Tirreno

Grosseto

il “canile” di ribolla  

Quarantacinque cani in pericolo di vita: il Comune lancia un appello per salvarli

Gabriele Baldanzi
Quarantacinque cani in pericolo di vita: il Comune lancia un appello per salvarli

L’assessore chiede aiuto per le bestiole maltenute in un terreno di campagna: «Apriremo anche alle adozioni»  

3 MINUTI DI LETTURA





GEOSSETO. Giorgio Briganti, responsabile dell’area veterinaria dell’Asl Toscana sud est, ha ben chiaro il quadro del canile di Ribolla, balzato alle cronache nell’ultima settimana. Lo ha spiegato anche davanti alle telecamere e ai microfoni della Rai. «È una situazione al limite. In questo momento si registra un oggettivo problema di gestione da parte di un cittadino in difficoltà, economica e non solo. Noi svolgiamo un monitoraggio continuo, già dal dicembre 2018 e nelle ultime settimane abbiamo intensificato i controlli e fissato delle prescrizioni, per esempio riguardo alle recinzioni, che fino a poco tempo fa venivano saltate o bucate, con i cani che vagavano liberi sulla pubblica via».

Il problema, secondo la Asl, è rappresentato da «una concentrazione di animali eccessivamente consistente rispetto agli spazi e alle strutture precarie presenti in quel fondo». Sono 45 gli animali all’interno del canile di Ribolla, tra meticci e labrador. Molti di essi sono bisognosi di cure. Una quindicina sono intestati al custode, altrettanti a una seconda persona, una donna, che i carabinieri hanno rintracciato nelle ultime ore; altri cani risultano non identificabili. «La stagione, purtroppo, non ci aiuta – prosegue Briganti – Il caldo si accompagna alla mancanza di acqua potabile, di cui questa persona non ha più disponibilità. L’approvvigionamento idrico è laborioso, manuale».

Ma per togliere i cani all’uomo e procedere con gli affidamenti è necessaria un’ipotesi di reato, che al momento non si configura. «Noi – sono ancora parole di Briganti – continueremo a fare sopralluoghi e a seguire l’evoluzione di questa vicenda con estrema attenzione. I cani si stanno riproducendo, abbiamo già 15 cuccioli e femmine gravide. Con le altre istituzioni coinvolte (il Comune, ma anche le associazioni animaliste) bisogna trovare un percorso diverso dal sequestro. La soluzione, a nostro avviso, non è quella di spostarli da un canile all’altro. Va aiutato il custode, ripulita l’area e nel frattempo, magari, cercare persone disponibili a un affidamento, almeno dei cani in salute».

Ieri l’assessore del comune di Roccastrada Emiliano Rabazzi – una forte coscienza animalista, la sua – ha incontrato altre due associazioni per creare una rete di sostegno per l’uomo e per il suo canile. Il sindaco Francesco Limatola ha scritto all’Acquedotto del Fiora per garantire almeno un flusso d’acqua minimo. Oggi Rabazzi potrebbe lanciare un appello, a livello nazionale, con tanto di conto corrente e numeri di telefono. «Stiamo cercando risorse e volontari per tamponare questa situazione, almeno fino a settembre. Il comune di Roccastrada, come anticipato dal sindaco, nel caso venga disposto un sequestro, avrebbe enormi difficoltà a garantire la copertura finanziaria per pagare le rette di 45 cani, visto che ne abbiamo in carico già un numero cospicuo. Quindi andrebbe individuato un percorso diverso. Ripeto: il volontariato, se organizzato, può venirci in soccorso. E siccome ci vogliono tanti soldi per sanare quel luogo, governare ogni giorno i cani, mettere un chip a quelli non identificabili, apriremo anche un conto corrente dedicato per raccogliere fondi».

Marlena Greco Giacolini (Enpa) si rivolgerà alla Procura della Repubblica di Grosseto: «Non si devono permettere situazione così. In Italia manca una legge che stabilisca chi può avere la proprietà di un animale. Trovo grave il fatto che quest’uomo avesse già creato in passato problemi simili, ma gli è stato permesso dalla legge di continuare a detenere cani, anzi di incrementarne il numero. Adesso quel posto è un covo di infezioni, di malattie, un lager; ci rivolgeremo alla legge, a chi si occupa di sanità animale. Andremo in fondo a questa storia. Chi non è in grado di aver cura di sé, non può occuparsi di animali. Qui poi i cani sono 45».

«Potete immaginare quale odore arriva da quel terreno – dice uno dei vicini, che ha un fazzoletto di terra in località Sassicaia – e come sia cambiata la nostra vita da quando si è stabilito qui, con tutti quei cani. Cosa chiediamo? Che se ne vada. Siamo disposti a aiutarlo anche economicamente, ma il canile deve essere smontato: è insicuro e antigienico».
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

L'approfondimento
Bolkestein

Spiagge, indennizzi: così verranno risarciti i balneari che perdono le aste – Come si calcola il valore da rimborsare

di Matteo Tuccini