Italia
Ciaffarafà farà ricorso «Va garantito il diritto di critica politica»
santa fiora. «La mia era una dichiarazione politica nell’ambito della dialettica democratica». Così l’ex consigliere comunale Riccardo Ciaffarafà, condannato due giorni fa a due mesi di reclusione con sospensione condizionale della pena per aver insultato in un intervento il sindaco e l’ex maggioranza del consiglio comunale poco dopo le elezioni del 2014, perse da Ciaffarafà contro Balocchi per un pugno di voti.
La notizia della condanna era stata divulgata con una nota dalla lista Progetto Santa Fiora del sindaco Federico Balocchi, che aveva commentato che «Riccardo Ciaffarafà ha violato sia le regole scritte che quelle sociali».
Ciaffarafà dal canto suo annuncia che farà ricorso e non demorde: «Balocchi stia sereno – dice – perché il processo è ancora lungo: ricorreremo in appello perché crediamo che il diritto di critica politica debba essere garantito e debba esserne tutelato l’esercizio. Se Balocchi pensa di aver fatto tacere una voce critica, si sbaglia di grosso: il processo è ancora lungo perché aver criticato a nome dell’intero gruppo di opposizione una vittoria sul filo del rasoio, dove tante ombre hanno pregiudicato il risultato finale, non è accettabile: basti pensare che un presidente di seggio era la mamma di un candidato del Pd che poi ha fatto carriera diventando vicesindaco».
Ciaffarafà torna poi sul concetto di dialettica democratica e riferendosi all’episodio del suo intervento di capogruppo sottolinea: «La dichiarazione fatta in consiglio comunale in qualità di capo gruppo dell’unico gruppo consiliare di opposizione è una dichiarazione politica nell’ambito della dialettica democratica all’interno di in consiglio comunale: se viene condannato un consigliere per una dichiarazione in una discussione nella seduta del consiglio comunale allora possiamo chiudere le assemblee democratiche e delegare tutto al sindaco». Ciaffarafà è certo: «La querela doveva servire a farmi fuori politicamente, ma ha fatto il contrario perché né mi hanno intimorito né tanto meno mi faranno tacere in futuro». —
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