La manifestazione
«Multe per vendetta», vigilessa rischia il processo
Fissata l’udienza preliminare per la donna, 42 anni, che ha lavorato per il comando di Follonica tra il giugno e l’ottobre del 2017
FIRENZE. Una vigilessa che si vendicava con le multe. È la condotta di cui è accusata Tiziana Izzo, 42 anni, finita al centro di un’inchiesta della Procura distrettuale di Firenze per una sfilza di reati, commessi secondo l’accusa quando era in servizio al Comune di Follonica.
Adesso la pm Ester Nocera, che nel settembre del 2018 aveva chiesto e ottenuto per lei una misura interdittiva per sei mesi dall’esercizio di istruttore di vigilanza, ha deciso di chiedere il rinvio a giudizio. La vigilessa di Follonica dunque rischia il processo. A decidere sarà il gup di Firenze, nel corso dell’udienza preliminare fissata per il prossimo 11 settembre. Con lei potrebbe finire a giudizio anche un collega, in passato in servizio a Follonica e ora trasferitosi in Lombardia, che l’avrebbe aiutata a confezionare le multe fasulle.
Le prima contravvenzioni ritenute false la Izzo, residente a Piombino, le avrebbe fatte prima di lavorare a Follonica, nel giugno del 2017, quando era incaricata al servizio di vigilanza per conto della società Parchi Val di Cornia di Piombino. Avrebbe punito tre malcapitati, che non si erano resi responsabili di nessuna infrazione al codice della strada, coi quali in passato aveva avuto da ridire per vari motivi. A tutti arrivò una multa per il mancato pagamento del ticket sosta a Baratti, dove in alcuni casi gli automobilisti non erano neppure andati.
Poi tutte le altre multe, emesse tra giugno e ottobre 2017, quando era assunta a tempo indeterminato come vigilessa al Comune di Follonica. False contravvenzioni, con contestuale decurtazione dei punti, nei riguardi di almeno sette persone. Per finire nel mirino della vigilessa sarebbe bastato un nulla, i motivi sarebbero stati i più disparati. Il cane della vicina abbiava troppo? La quarantaduenne invece di protestare con l’amministratore di condominio ti avrebbe fatto arrivare una multa a casa. A un’altra malcapitata avrebbe fatto perdere tempo sul lavoro, avvisando il suo capo del fermo amministrativo al quale era stata sottoposta l’auto dell’azienda. Altri poi sarebbero stati colpevoli di non aver testimoniato in modo a lei favorevole in un procedimento giudiziario.
Le multe ritenute inventate sarebbero state confezionate anche direttamente a tavolino, dalla scrivania dell’ufficio, magari usando la password dei colleghi per entrare nel sistema informatico della polizia municipale. Alcuni automobilisti, grazie ai gps installati sulle vetture dalle loro assicurazioni, sono riusciti a dimostrare di non essere mai stati nei luoghi indicati dalle contravvenzioni. Adesso la vigilessa rischia il processo per una serie di reati, tra cui quello di accesso abusivo a sistemi informatici, che essendo di natura distrettuale ha determinato il passaggio dell’inchiesta da Grosseto a Firenze. —
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