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L’ira degli ormeggiatori e dei turisti «Barche ancora insabbiate, ora basta»

Ivana Agostini
L’ira degli ormeggiatori e dei turisti «Barche ancora insabbiate, ora basta»

Bocche d’Albegna: i villeggianti minacciano di andarsene, i pontilisti sono sul piede di guerra. «La stagione è in crisi»

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«Aprire la foce il prima possibile per cercare di salvare la stagione. L’intero comparto produttivo di Albinia è a rischio».

L’appello accorato dei concessionari dei pontili di Bocche d’Albegna e dei turisti/diportisti ieri mattina si è alzato a gran voce da Torre Saline. «Siamo al 2 luglio – dicono due dei concessionari, Franco Frosoni e Massimo Fabiani – e ancora le barche sono ormeggiate ai pontili. Tutto questo è assurdo come lo è il vociare che ci vuole responsabili di questo ritardo perché, secondo alcuni, non ci saremmo mossi in tempo. A dicembre abbiamo contattato le autorità competenti ma ci hanno detto di non preoccuparci. Adesso però siamo alla resa dei conti».

Il problema è serio: le barche non possono lasciare i pontili perché la foce è insabbiata. In alcuni punti l’acqua arriva a mala pena alle caviglie. Impossibile uscire. I motori non hanno pescaggio a sufficienza. Alessio Picchianti e Dario Capitani, i due guardiani che durante il giorno presidiano i pontili, ci portano con una barca verso la foce. Dopo una zona dove l’acqua arriva quasi a due metri si passa a un’altra in cui l’acqua è bassissima. Se si vuole uscire bisogna alzare il motore e trainare la piccola imbarcazione con la cima.

«Ora siamo al disastro. Chi si trincera dietro la scusa della burocrazia – protestano – deve sapere che ha messo in ginocchio l’intero comparto produttivo di Albinia».

Il danno economico è notevole e si aggira sui circa 50mila euro di mancato guadagno. Per non contare il gasolio non comprato e tutto l’indotto collegato al diportismo. I concessionari aspettano un’autorizzazione dal Ministero: hanno fatto richiesta al Genio Civile di poter scavare la foce. Il Genio ha inoltrato la richiesta al Ministero dato che, per la prima volta, la foce dell’Albegna è diventata un Sin (sito di interesse nazionale). Il Ministero non ha ancora concesso l’autorizzazione e la Regione Toscana, per venire incontro ai pontilisti, è disposta a dare l’autorizzazione ai lavori se il Ministero manderà almeno un nulla osta. Un groviglio di carte che al momento è ancorato da qualche parte così come lo sono le piccole imbarcazioni. A pieno regime ce se sono 400. Adesso molte sono andate via. Inutile restare dove non si può uscire per andare al mare.

A essere arrabbiati sono anche i turisti. Giovanni Camponeschi viene da Roma. «Se non posso uscire con la barca non verrò più in vacanza qua – dice – Mi dispiace perché sono anni che vengo a passare le ferie. Perderanno un’imbarcazione ma anche la piazzola del campeggio di Frosoni» . Gli fa eco Giancarlo Cardone anche lui romano. «Muoiono i pontili ma anche il campeggio. Vengo dal 1998 e una cosa così non l’ho mai vista».

Riccardo Calamai arriva da Prato. «Se devo stare sulla spiaggia vado altrove – dice – Quest’anno la barca non l’ho fatta nemmeno partire». Per i turisti che arrivano qui da decenni, quella di quest’anno non è la prima difficoltà: «Quando la moria, quando il ripascimento, quando la foce insabbiata. Abbiano solo poche settimane di ferie e così ce le roviniamo. Ci dispiace per questi imprenditori ma se continua così faremo altre scelte». «Ci vogliono anni per fidelizzare un cliente – dice Frosoni – Una volta che è perso però difficilmente ritorna». Sul piede di guerra anche Maurizio Vannuccini di Foiano della Chiana. «Ho la barca nuova ma non riesco a uscire. Qui ci lascio 12mila euro l’anno. Siano costretti ad andar via. Noi senza barca non veniamo più». Eugenio Fabiani è di Siena. Viene in Maremma da 47 anni. «Sono socio del circolo e pago la quota, in più ho portato la barca a Santa Liberata e pago anche là. Come Vannuccini lascio in zona circa 12mila euro l’anno». A rischio anche i posti di lavoro di Alessio e Dario. —

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