Gioco
Bagno Bruna amico dell’ambiente: la svolta ecologica qui è già realtà
Acqua microfiltrata, raccolta differenziata, stoviglie in riuso. Le buone pratiche dello storico stabilimento di Castiglione della Pescaia
CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. Sulla bacheca appesa a destra, appena entri, su otto manifesti attaccati cinque parlano di risparmio dell’acqua, rispetto per l’ambiente, mobilità sostenibile, inviti a collaborare per un pianeta più pulito e senza plastica. Più avanti, in spiaggia, colorati bidoni per la raccolta differenziata sono allineati – pulitissimi e comodi – sulla sinistra. Al bar ci sono cestini separati per carta e plastica incassati nel bancone, mentre nell’area ristoro non si vede un filo di plastica, ma solo bicchieri in vetro, posate di metallo, piatti di fibra naturale.
Non siamo in un qualche Paese del Nord Europa, ma al bagno Bruna in via Isola Clodia a Castiglione della Pescaia, lungomare di Levante. Che ha preso sul serio la decisione del Comune di anticipare già dallo scorso 1º gennaio la direttiva Ue per eliminare la plastica usa e getta dagli stabilimenti e adottare le buone pratiche di riciclo dei rifiuti e rispetto dell’ambiente. Merito di una gestione lungimirante del titolare, Luciano Cruciani, presidente dell’associazione Cormorano che raggruppa i 28 stabilimenti di Castiglione (da poso trasformatasi in consorzio con a capo Edoardo Brusco).
«Cos’altro possiamo fare? L’ambiente è una delle priorità della nostra vita. E noi balneari di ambiente ci viviamo», dice con candore Luciano.
Il Tirreno è andato a scoprire tutti i segreti di questo bagno che partecipa al gioco dell'estate "Mare Amore Mio", l'iniziativa del Tirreno che incoronerà a fine estate, il bagno più amato e il personaggio cult delle spiagge maremmane e premierà gli stabilimenti più votati con ricchissimi premi nell’ottica del rispetto dell’ambiente e della lotta alla plastica (clicca qui per informazioni sul gioco e qui per scoprire i premi).
Gli accorgimenti che ha preso il bagno Bruna sono tutti da copiare. Luciano – colonna del bagno dal 1982, dove lavorano anche la moglie Gloria Rumeni, le figlie Maria Vittoria, Lucia e Letizia, il marito di quest’ultima Andrea Evangelisti – mostra con una punta di orgoglio le novità introdotte.
La prima cosa che colpisce è il cartello con il costo delle ricariche d’acqua microfiltrata per chi ha un contenitore o prende in prestito una borraccia. «Per ricaricare un contenitore da mezzo litro – spiega – si pagano 90 centesimi, 10 in meno rispetto a comprare la bottiglietta. Per un litro e mezzo si pagano 1,30 euro, risparmiando 20 centesimi. Se il cliente vuole usare la nostra borraccia, con il logo del bagno, paga 80 centesimi e 4 euro di cauzione».
Quanto ai bidoni per la raccolta differenziata dei rifiuti, Luciano “confessa” un antico feeling. «Li mettemmo già otto anni fa – spiega – quando il Comune la introdusse. I nostri bidoni li ho colorati io stesso con i colori in uso a Castiglione».
Lo sforzo maggiore Cruciani lo ha fatto al ristorante. La direttiva Ue invita a sostituire piatti, posate e bicchieri di plastica con prodotti compostabili? Qui si è fatto un passo in più. «Abbiamo fatto la scelta di non sostituirla nemmeno, la plastica – dice Luciano – Abbiamo comprato 300-400 bicchieri di vetro e posate di metallo, che vengono lavate e riutilizzate. Solo i piatti li usiamo in mais». E per i clienti Luciano ha costruito una consolle con gli scomparti per restituire le stoviglie e differenziare correttamente i rifiuti. Insomma, la buccia del cocomero nell’organico, la bottiglietta di plastica – per chi ancora ne fa uso, visto che la nuova direttiva non ne vieta l’uso – nel multimateriale. Ma come l’hanno presa i clienti? «Negli anni la clientela si è molto sensibilizzata – spiega Cruciani – I clienti del nord sono i più sensibili ma tra chi viene dalle nostre zone vediamo fare passi da giganti».
E per gli stabilimenti? Cosa è cambiato? «Be’, bisogna essere sinceri – chiarisce Cruciani –. Il risparmio economico non c’è e le spese non si ammortizzano. Per posate e bicchieri abbiamo speso circa mille euro, il piatto di mais ci costa 4 volte quello di plastica, un bicchiere in cellulosa, che a vederlo sembra plastica, costa 4 centesimi rispetto a 1 centesimo del bicchiere di plastica. L’erogatrice di acqua ci è costata 3mila euro. Ma è una cosa che va fatta, non ci sono alternative. Per questo l’amministrazione ha fatto un’ottima cosa ad anticipare la direttiva. E non a caso da noi da anni sventolano la Bandiera Blu, le Cinque vele di Toruing club e Legambiente abbiamo anche riconoscimenti per l’accessibilità ai diversamente abili».
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