Il Tirreno

Grosseto

tribunale 

Tre condanne per tentato furto Incastrati anche dal gps dell’auto

P.S.

Fallito assalto alla cassaforte in via Malachite, i carabinieri avvertiti dai vicini avevano riconosciuto uno del gruppo ritenuto il basista

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GROSSETO. Uno avrebbe atteso in auto, in strada; tre sarebbero saliti nell’appartamento. Quando i vicini avevano avvertito i carabinieri, c’era stato il fuggi fuggi. Uno però era stato riconosciuto da uno dei militari del radiomobile («ehi, napoletà!”), e aveva finito per ammettere le sue responsabilità. Il resto lo avevano fatto le indagini, che avevano portato all’identificazione delle persone ritenute responsabili del furto grazie anche al sistema gps su un’auto presa a noleggio a Napoli: il tracciato portava proprio verso il luogo dove era avvenuto il furto. Erano seguite le misure cautelari, tra carcere e domiciliari.

Poco importa, secondo il giudice Giovanni Muscogiuri, che non vi sia certezza che nell’appartamento di via Malachite nell’ottobre scorso sia stata rubata una webcam del valore di 40 euro. Perché l’arrampicata sul balcone di una casa al primo piano mediante una scala, l’effrazione della porta finestra, il rovistamento e l’assalto fallito alla cassaforte sono comunque sufficienti per il giudice a emettere una sentenza di condanna per il tentativo di furto. Con il rito abbreviato, 1 anno e 8 mesi a Salvatore Vitale, 28 anni, e Rocco Tomaselli, 29 anni; 1 anno e 4 mesi a Salvatore Esposito, 30 anni. Tutti e tre originari di Napoli, solo il primo abitante a Grosseto. E questi avrebbe avuto il ruolo di basista. C’è un quarto imputato, che ha però un percorso separato.

Esposito, Tomaselli e il quarto imputato sarebbero saliti a Grosseto con un’auto presa a noleggio, dotata di gps: fatta sosta in un albergo di Montalto di Castro, avrebbero poi preso di mira l’abitazione di via Malachite, già individuata da Vitale. Tutti e quattro sarebbero andati lì sotto, tre di loro (tra cui Vitale ed Esposito) avrebbero scassinato la pora finestra e avrebbero provato ad assaltare la cassaforte con il frullino di Vitale. Chi era di vedetta sul balcone sarebbe scappato senza farsi vedere dai carabinieri; uno degli altri due, Vitale, era stato riconosciuto mentre scappava da un appuntato e raggiunto a casa (era stato visto arrivare zoppicante per il salto dal balcone); gli altri tre erano saliti in auto ed erano scappati. Questa la ricostruzione effettuata dal giudice sulla base delle carte di indagine, nelle motivazioni adesso depositate. Agli atti anche parte di un fascicolo proveniente da Santa Maria Capua Vetere, riguardante un’associazione per delinquere finalizzata ai furti e per il quale erano state attivate delle intercettazioni telefoniche.

Tra le carte c’è la confessione di Vitale: il giudice ravvisa comunque delle contraddizioni nelle sue parole, a proposito di chi era dove e chi aveva portato gli attrezzi. Altre contraddizioni nelle parole degli altri imputati sullo scopo del viaggio a Grosseto (per l’attività di venditori ambulanti): uno aveva dichiarato che, dopo il pernottamento a Montalto di Castro, erano tornati indietro, l’altro che avevano continuato per Grosseto. — P.S.

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