Il Tirreno

Grosseto

i traguardi  

Michele e Martina storia di un’amicizia oltre le barriere

El. G.
Michele e Martina storia di un’amicizia oltre le barriere

Lui autistico, lei studentessa e volontaria di un’associazione «Avevo finito la maturità: mi ha portato un mazzo di fiori»

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GROSSETO. Studentessa di 20 anni, grossetana, Martina Parronchi ha appena sostenuto l’esame di maturità al Commerciale e ha ricevuto un mazzo di fiori da un ragazzo. Si chiama Michele Socci, ha 17 anni, è autistico. La loro storia d’amicizia, bella e sincera, è nata 3 anni fa.

Una “storia positiva” quella che raccontano i genitori di lui Marco Socci e Rosa Giletto. «Sentiamo e leggiamo spesso – racconta Rosa – storie che ci parlano di violenze e abusi su minori, ragazzi e adulti che picchiano, scherniscono, insultano e spesso uccidono i più deboli, gli indifesi. Il nostro invece è un bel racconto di vita».

«La mia amicizia con Michele - racconta Martina - è nata tre anni fa grazie all’associazione Skeep dove ci siamo conosciuti. Per me era il primo anno di volontariato. Abbiamo iniziato da semplici giochi e all’inizio non c’era molta complicità tra noi perché lui mi vedeva come un “ostacolo” per il suo divertimento e trovava sempre il modo per scappare». Michele non si relazionava; stava chiuso in se stesso. Ma chi la dura la vince, e Martina è riuscita a entrare un po’ per volta nel suo mondo. «Da piccoli passaggi a pallone siamo arrivati a gareggiare insieme nella corsa, anche in competizioni di 4 chilometri. Oltre a migliorare come atleta, Michele è migliorato nel comportamento. Tra noi è nata una bellissima amicizia e adesso lui mi parla, mi prende per mano e c’è complicità nei nostri sguardi: è davvero diventato un mio amico e quando ci alleniamo insieme scherziamo e ci facciamo i dispetti a vicenda. Gli voglio molto bene e sono orgogliosa dei traguardi che ha raggiunto e che raggiungerà. Alla fine penso che non sono stata io ad aiutare lui ma lui ad aiutare me, facendomi scoprire la bellezza di un sorriso spontaneo o di un abbraccio sincero». Pochi giorni fa Martina ha sostenuto l’esame di maturità al Commerciale e Michele l’ha raggiunta, portandole un mazzo di fiori. Si è presentato a scuola, aveva il mazzo dietro alla schiena. Quando lei si è girata lo ha visto, lui ha sfoderato i fiori e lei si è commossa. Non se l’aspettava. «Avevo finito l’orale: è stato bellissimo». «Il mondo – dice la mamma Rosa – è pieno di associazioni che lavorano per abbattere le barriere. L’autismo non è una malattia ma una condizione neurobiologica dell’individuo per il quale è fondamentale il processo di inclusione sociale. Essere amico di qualcuno vuol dire starci bene insieme e aver voglia di condividere le cose più belle, ma anche esserci nel momento del bisogno. A volte le persone non sanno come rapportarsi con i ragazzi autistici, la scuola non insegna questo». È bastato il cuore di Martina, a dimostrare che con il cuore e l’anima si può fare tutto. — El. G.



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