Sicurezza
Crac del Consorzio Etruria Pagnini assolto per l’evasione
L’ingegnere era accusato di non aver versato al Fisco imposte per 200mila euro I contratti stipulati tra la cooperativa e la società professionale erano in regola
Assolto perché il fatto non sussiste. Termina così il filone che ha visto Massimo Pagnini imputato per evasione fiscale di fronte al tribunale di Grosseto per fatti che risalgono negli anni a cavallo del 2010, quando ha ricoperto l’incarico di presidente del Consorzio Etruria.
All’ingegnere libero professionista, molto conosciuto a Follonica anche per il suo impegno del mondo dell’hockey, erano contestate dalla Procura imposte non versate per oltre 200mila euro legate a un contratto ritenuto simulato. La sentenza del magistrato, sulla base di quanto emerso in fase di dibattimento, ha invece decretato il contrario, assolvendo l’imputato, assistito dall’avvocato Franco Ciullini, con formula piena per il capo d’imputazione più delicato del procedimento, quello appunto dell’evasione fiscale.
Ce n’era anche un altro di capi d’imputazione, legato ad atti fraudolenti per una separazione di beni ritenuta anch’essa simulata, ma anche qui è arrivata l’assoluzione per prescrizione.
Il processo è partito all’inizio del 2016 come costola del procedimento che intanto si stava consumando a Firenze sulla bancarotta e che si è concluso nelle settimane scorse con una sentenza di condanna per gli ex vertici, tra cui lo stesso Pagnini. Ma questa è un’altra storia (vedi box sotto).
Il filone dell’evasione è partito con l’accusa convinta che Pagnini avesse incassato somme per consulenze che in realtà mascheravano servizi mai svolti. Nel maggio 2008, in particolare, secondo la Procura vi sarebbe stato un contratto simulato di incarico professionale con il Consorzio Etruria poi intestato alla Fed Engeneering, di cui Pagnini era diventato socio unico e amministratore nel giugno 2008 (un’altra persona, non imputata nel procedimento, sarebbe invece rimasta socia fino al giugno 2011): nella dichiarazione di imposta 2009 avrebbe omesso di indicare la somma di 475mila euro incassata dal Consorzio tramite la Fed. Vi sarebbe stata quindi un’evasione di 203mila euro secondo l’accusa. Un’altra evasione, ma da 63mila euro, era contestata per la presunta “liquidazione” ottenuta sempre mediante Consorzio-Fed, per 160mila euro: anche in questo caso la Procura era convinta di essere di fronte a prestazioni per servizi di consulenza che non sarebbero mai stati effettuati. Ma durante il dibattimento Pagnini e il suo avvocato sono riusciti a dimostrare che tutte le procedure e i contratti erano pienamente legittimi, arrivando così all’assoluzione per questo filone legato all’evasione fiscale. —
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