Il Tirreno

Grosseto

a braccagni la conferenza regionale  

Caccia, dieci mesi per adottare un nuovo piano

Enrico Pizzi
Caccia, dieci mesi per adottare un nuovo piano

L’assessore regionale Remaschi «Per risolvere i problemi serve cambiare passo e confrontarsi con tutti» Gli ambientalisti disertano

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Fare il punto sulle criticità e sulle proposte, guardare avanti e cercare soluzioni condivise da mettere nero su bianco in questo ultimo scorcio di legislatura regionale. Questo lo spirito con cui si è aperta, ieri, nel centro fiere del Madonnino, la Conferenza regionale sulla caccia che si conclude oggi e che arriva a ben 10 anni dall’ultimo appuntamento che si era tenuto ad Arezzo.

Nel frattempo tutto è cambiato, a partire dal numero dei cacciatori che, in Toscana dove pure continua a risiedere un sesto dei cacciatori italiani, si è dimezzato, in 23 anni, passando da 145mila ai 73mila attuali, la cui età è considerevolmente aumentata. Così come la superficie agricola si è ridotta a favore dei boschi.

Da un punto di vista della gestione, gli ultimi anni sono stati quelli del passaggio delle competenze dalle Province alla Regione, con le difficoltà di mettere ordine tra i regolamenti provinciali, spesso diversi tra loro. E poi le emergenze, prima fra tutte quella dell’eccessiva presenza di ungulati che danneggiano l’agricoltura e creano pericoli per la mobilità. L’assessore regionale all’agricoltura Marco Remaschi ha sottolineato la necessità di cambiare passo, di darsi un metodo che deve essere quello del confronto con tutti, a partire dalle associazioni venatorie passando per quelle agricole e quelle ambientaliste. Ma non un confronto fine a se stesso. Nei prossimi 10 mesi che separano dalla fine della legislatura – ha detto Remaschi – devono essere prodotti atti concreti. Le associazioni ambientaliste alla Conferenza di Grosseto non ci sono: hanno disertato l’appuntamento, ma Remaschi assicura che non mancheranno momenti futuri di confronto. Le associazioni venatorie, così come quelle agricole, si aspettano risposte sul fronte dell’emergenza ungulati, in particolare si chiede che si passi da una gestione emergenziale a una gestione ordinaria. Ma da parte dei cacciatori si lamenta il fatto che l’attenzione all’emergenza ungulati abbia provocato una minore attenzione su altri tipi di caccia, al punto chela piccola selvaggina stanziale – lepri e fagiani su tutti – stanno scarseggiando; serve un rinnovato impegno sulle zone di ripopolamento e cattura e un’attenzione sugli animali che predano quella selvaggina, sull’organizzazione anche delle guardie venatorie e della polizia provinciale che deve vigilare.

Non può mancare un cenno alla questione delle braccate al cinghiale per il controllo faunistico, al di fuori dei 90 giorni di caccia, su cui il Tar ha disposto la sospensiva. La Regione si prepara a discutere sul presupposto che «non deve trattarsi – dice Remaschi – di un’estensione del periodo dell’attività venatoria ma solo di un’azione di contenimento in casi ben individuati, dove magari territori vocati subiscono danni alle vigne, che sono il motore trainante della nostra agricoltura. Serve flessibilità e più autonomia per la Regione». —

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