Gioco
«Pronti a sostenere la Sea Watch 3 anche nel caso di una sanzione»
L’assemblea ha anche votato la trasformazione del modello Il segretario Claudio Renzetti: «Saremo sempre più un sindacato di strada»
GROSSETO. Un ordine del giorno a sostegno dell’operato della Sea Watch 3 e della comandante Carola Rackete è stato votato ieri all’unanimità dal direttivo della Camera del lavoro di Grosseto.
«Siamo con lei e con i 42 migranti - spiega il segretario generale, Claudio Renzetti – perché è insopportabile questo braccio di ferro che sacrifica le vite a logiche elettorali, politiche, economiche e finanziarie. Siamo con loro perché il divieto di assicurare la salvezza è frutto di una legge sbagliata, disumana e senza scrupoli. Questo non era il momento di restare in silenzio, ma di stare in campo con una resistenza attiva per contrastare la deriva razzista e xenofoba alla quale non dobbiamo e non vogliamo abbandonarci. Per questo la Cgil di Grosseto si impegna a sostenere il carico economico di una eventuale sanzione contro la capitana della Sea Watch 3 e il suo equipaggio».
Il direttivo ha anche approvato il bilancio consuntivo dell’organizzazione e gli indirizzi operativi per l’azione sindacale dei prossimi mesi. «Abbiamo deliberato – aggiunge Renzetti – significative modifiche organizzative perché è cambiato il contesto socioeconomico, e noi come Cgil dobbiamo adattarci. Purtroppo il mondo del lavoro è tornato agli anni 50, con una frammentazione che indebolisce i lavoratori che si ritrovano più isolati. Per questo abbiamo deciso di virare il nostro modello organizzativo/operativo per essere sempre più un “sindacato di strada”, impegnato nella contrattazione a tappeto e ad essere presente dove il lavoro è più precario, frammentato e privo di tutele».
Altre novità: «Stiamo mettendo a punto – aggiunge Renzetti – un dossier sull’abuso dei tirocini e dei contratti di apprendistato, che ci risulta in continua espansione soprattutto in alcuni comparti del nostro tessuto economico. Quello a cui stiamo assistendo, infatti, è un sistematico utilizzo improprio e distorto di strumenti legittimi, nati per garantire la formazione professionale e l’avvio al lavoro». —
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