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«Nessuno spintone ai danni di Mancineschi dentro al comando»

Pierluigi Sposato
«Nessuno spintone ai danni di Mancineschi dentro al comando»

Carullo testimone al processo contro le Iene Maremmane dopo il video realizzato nel dicembre 2016 insieme a Signori

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GROSSETO. Si faranno interrogare, se lo vorranno, alla prossima udienza, a gennaio, Lorenzo Mancineschi e Simone Signori, imputati di diffamazione nei confronti dell’ex comandante della polizia municipale, Felice Carullo.

Imputati perché, in un video postato sulla pagina della Iene Maremmane, avrebbero accusato lo stesso Carullo di aver messo loro le mani addosso e spintonati. Davanti al giudice Andrea Stramenga, è stato lo stesso Carullo a dare la propria versione dei fatti: «Alla fine del 2016 (il video è del 5 dicembre, ndr) Carullo si presentò nel mio ufficio contestando la coesistenza degli uffici del comando con quelli dell’Università. Detti delle spiegazioni, poi quando capii che stavano registrando, e non potevano farlo, li accompagnai al piano terra, agli uffici della polizia giudiziaria. Io facevo strada. Lui disse di essere stato spintonato per le scale e di aver riportato una lesione al ginocchio. Ma non è vero, per questo mi sento diffamato. Lo diffidammo a cancellare il video e lui lo fece. Ma ciò che avvenne negli uffici della polizia giudiziaria non posso dirlo perché mi allontanai».

Due agenti, Erika Di Loreto e Marco Rubegni, hanno spiegato l’attività di indagine effettuata: la prima ha detto di aver preso le generalità di entrambi e di aver acquisito il video pubblicato su Facebook («credo fosse una diretta») come anche i successivi. «Il tablet? Non l’ho preso. Noi avevamo solo acquisito il video. Furono loro stessi a rimuoverlo dalla pagina». Rubegni ha spiegato che nel primo video del 5 dicembre non si vedono spintoni. L’agente aveva anche acquisito il filmato della videosorveglianza del pronto soccorso (agli atti ci sono un paio di fermo immagine) dove Mancineschi si era recato: «Nel video registrato fuori dal comando non zoppicava». La polizia municipale aveva effettuato anche accertamenti sui tabulati telefonici, «perché erano entrati sapendo dove andare, Mancineschi aveva in mano un foglio che consultava, sembra che recitasse una parta. C’era il sospetto che ci fosse un mandante. Ma gli accertamenti non portarono a nulla».

Il difensore di Mancineschi, presente in aula, l’avvocato Tania Amarugi, ha contestato la presenza negli atti di video non inerenti. Il giudice ha ritenuto tardiva l’eccezione ma ha aggiunto che non si terrà conto di video diversi da quelli contenuti nell’imputazione. —

Pierluigi Sposato

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