Sicurezza
Dal Wwf sì alla gestione unica «Oggi obsoleto e antistorico»
L’associazione è favorevole a una svolta nel segno della tutela ambientale «Basiti dalla mancanza di certi specialisti e per progetti europei non realizzati»
alberese. L’idea di un unico ente per gestire il Parco della Maremma piace al Wwf. Che, alla notizia della proposta avanzata da un gruppo di imprenditori agricoli e zootecnici che svolgono attività agricola nel Parco, sembra liberarsi di diversi sassolini dalla scarpa, non solo nei confronti dell’attuale modello di gestione a due teste, ma anche della Regione, del Consorzio di Bonifica e della filosofia stessa che muove le scelte gestionali. Per questo l’associazione plaude al “Superparco” ma, mette in guardia, «a patto che la conservazione dei monumenti naturali che in esso risiedono siano la priorità».
Il Parco è gestito dall’Ente Parco regionale della Maremma e dall’Ente Terre regionali toscane (ex Azienda Agricola regionale di Alberese).
«L’ente che verrà deve essere un custode attento che gestisce gli habitat naturali con la sacralità e il rispetto che con il quale si gestiscono i luoghi sacri perché di questo si tratta – dice il delegato regionale del Wwf per la Toscana Roberto Marini – conservare l’anima, lo spirito stesso della Maremma, la sua essenza più pura. Solo la conservazione con solide basi naturalistiche è il substrato sopra il quale si possono costruire una agricoltura e un turismo di alta qualità».
Per il Wwf «non si può più pensare a un ente che si occupa di agricoltura e a un altro, peraltro esautorato, che si occupa di natura e che insistono sullo stesso territorio senza dialogare. Questa situazione è un qualcosa di obsoleto e antistorico oltre che una moltiplicazione di cariche e un grande spreco di risorse pubbliche».
Ma come si è arrivati a questa doppia gestione? La risposta del Wwf è chiara: «La Regione Toscana è responsabile di aver permesso questa dicotomia, questa situazione di “separati in casa”, e ora deve porvi rimedio».
In che modo? «Con un unico ente di governo che sia in grado di preservare tecnicamente gli habitat naturali e costruire, in totale compatibilità con essi, un’economia agricola e turistica di eccellenza. Riteniamo che solo questa è una soluzione moderna e che guarda al futuro e non a caso è la nuova generazione dei giovani agricoltori che guarda con favore a questa soluzione».
L’associazione non si lascia sfuggire l’occasione di una critica: «La conservazione della natura oggi è una disciplina estremamente tecnica e lascia basiti che né il Parco né l’Azienda “Terre di Toscana” abbiano al suo interno un ecologo, un biologo o un agronomo con competenze naturalistiche in grado di guidare le scelte operative. Per non parlare dei monitoraggi delle specie e degli habitat di interesse Comunitario di cui il territorio del parco abbonda, che in teoria dovrebbero essere monitorati per legge ma senza che ci sia alcun contributo economico per effettuarli». E di più: «A nostro parere – dice Marini – è imperdonabile che in passato siano falliti tutti i tentativi di mettere in piedi progetti europei che avrebbero portato fondi ingenti per la conservazione della Pineta Granducale e delle specie in esse presenti, solo e soltanto per indisponibilità dell’Azienda Regionale proprietaria dei suoli».
Per il Wwf non c’è tempo da perdere: la «progressiva e inesorabile perdita di zone umide» per il Wwf rappresenta una «emergenza» della Maremma dell’ultimo decennio. «Perdere la Palude della Trappola, ultimo baluardo della Maremma vera e selvaggia che fu, vorrebbe dire perdere l’anima profonda di questo territorio e questo non ce lo possiamo permettere», aggiunge Marini.
Che se la prende anche con il Consorzio Bonifica. «Oggi sopravvive un pensiero gretto e ottuso (portato avanti in primis dal Consorzio di Bonifica) che il territorio debba ancora essere bonificato e sterilizzato – dice Marini – mentre noi riteniamo che si debba conservare con ogni mezzo quello che resta delle nostre zone umide e anzi, ove possibile ripristinarle, in virtù delle importanti funzioni ecosistemiche che esse assolvono. Non bisogna cedere alla tentazione di trasformare la Maremma in un giardino, perché questo non è. In Maremma l’economia deve rispettare quegli elementi naturali che altrove sono andati perduti».
In questo il Parco ha avuto, secondo il Wwf, un ruolo fondamentale. «È stato solo e soltanto l’intuizione illuminata di istituire il Parco che ha cambiato l’intera economia di un territorio, e se oggi dai 5 o 6 agriturismi degli anni Ottanta siamo passati a ben oltre 100 aziende agrituristiche, questo lo si deve solo e soltanto al Parco, questo merito deve essere riconosciuto da tutti, al netto delle critiche, anche legittime, che possano essere fatte. Le aree protette sono sotto attacco in tutta Italia e non si capisce che solo rinforzandole e modernizzandole si possono rinforzare le economie di interi distretti». Insomma, «pieno appoggio al Superparco a patto che esso si fondi su solide basi di Cultura della Natura». —
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