Gioco
Acquedotto del Fiora nella holding regionale «Ma solo nel 2031»
La società punta all’allungamento della concessione Così si potranno fare investimenti sulla rete idrica
È una partita delicata, che si giocherà a Firenze nei prossimi due anni. Al tavolo la politica e le società multiutility. Di cosa stiamo parlando? Del prolungamento delle concessioni ai gestori dell’acqua, in luogo della ripubblicizzazione.
Nel caso di Acquedotto del Fiora dell’adesione alla holding regionale nel 2026 (la scadenza prossima) o nel 2031. Un dibattito aperto, a ogni livello, ormai dall’autunno scorso, con punti di vista diversi anche tra gli stessi sindaci. Ieri, a Monticiano, di questo passaggio così importante, ha fatto cenno, nel suo intervento, l’amministratore delegato di AdF, Piero Ferrari (Acea): «Dobbiamo cogliere e anticipare i cambiamenti, trasformare i problemi in sfide. Siamo un’azienda in crescita che ragiona in uno scenario di allungamento della concessione fino al 2031, oltre a quanto già previsto dal piano industriale. Da qui i 250 milioni di euro di investimenti».
Da qui al 2021 Acquedotto del Fiora, come altri gestori toscani, ha deciso di dialogare con Ait (Autorità idrica toscana) per ottenere una proroga della concessione e arrivare almeno al 2031.
Per molti amministratori locali (ma soprattutto per Acea) è probabilmente la soluzione migliore. Forse non tutti lo sanno, ma negli ultimi 5 anni di gestione (cioè tra il 2021 e il 2026) il Fiora avrà investimenti contingentati: solo 5 milioni all’anno, cioè nulla. La rete del comprensorio servito da Fiora ha bisogno di almeno 20-25 milioni all’anno di continue manutenzioni. Il rischio, quindi, è di arrivare a scadenza impoveriti (per la necessità di liquidare Acea) e con condotte in condizioni assai peggiori di oggi. Ecco perché la proroga è una strada sulla quale Fiora ha da tempo iniziato a ragionare con i Comuni e con l’Ambito, trovando porte aperte. Con il prolungamento al 2031 ci sarebbe anche un minore esborso a fine concessione. Tutto questo, però, a patto che oltre agli investimenti si metta nero su bianco un maggiore peso decisionale per i Comuni.
Così facendo in Maremma e a Siena gli amministratori avranno il tempo di capire come funziona la nuova società unica toscana. Alcuni sindaci, come quello di Santa Fiora (che poi è il vero padrone dell’acqua e che al referendum del 2011 votò per riportarla pubblica), temono che ai territori più lontani da Firenze, agli ultimi arrivati, siano imposte nel 2026 condizioni non vantaggiose, concordate solo da chi è scaduto per primo. Temono, alcuni sindaci, la tariffa unificata, la distanza da una società nella quale i comuni (e quindi i cittadini) grossetani e senesi sono di fatto estromessi dalla gestione ed altri decidono per conto loro. Alla fine, quindi, potrebbe essere interesse di (quasi) tutti prolungare al 2031 la concessione, rimandare la confluenza nella holding. I dubbi, in effetti, sono condivisibili: un’eventuale società unica che gestisca 280 comuni sarà molto difficile che possa funzionare bene. In secondo luogo Publiacqua, nel 2021, tratterà le condizioni con Firenze. Tutti gli altri, negli anni a venire, dovranno accodarsi. Terzo: c’è preoccupazione per il mantenimento della prossimità dei servizi e per l’indotto di Fiora: che rapporto potranno avere cittadini, sindaci, dipendenti, imprese del territorio, in futuro, con una società così grande, con testa a Firenze? L’avvio di un percorso di proroga, alla fine, pare il male minore. Così facendo si avrà più tempo per immaginare, seppure sul lungo periodo, un servizio da gestire senza i privati, cercando finanziamenti extrabancari e garanzie per il sistema delle imprese locali. —
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