Il dolore
Si è spento Aldo Marzocchi, ultimo bersagliere in guerra
Ex operaio e testimone di un pezzo di storia del ’900, aveva 96 anni e da giovane era stato prigioniero in Africa degli americani
GROSSETO. È morto a 96 anni Aldo Marzocchi, il più anziano bersagliere maremmano che ha vissuto l’esperienza della guerra. Arzillo fino a pochi mesi fa, aveva raggiunto a febbraio il traguardo dell’ultimo compleanno in discrete condizioni di salute e l’aveva festeggiato con i familiari, soprattutto l’inseparabile figlia Aldemara con cui viveva in casa, a Grosseto. Poi il corpo ha cominciato a traballare più del solito e da febbraio-marzo la situazione è peggiorata: negli ultimi giorni non è precipitata. Aldo Marzocchi si è spento nel suo letto di casa due sere fa. Il funerale sarà oggi alle 17 al cimitero di Sterpeto. . «Ciao babbo, riposa in pace – dice Aldemara – La tua corsa di bersagliere è finita. Ti ho accompagnato in questo tuo lungo calvario fino a quando hai detto basta a tutto e volevi essere solo abbracciato. Ora vola su in alto nell’infinito e oltre. La fanfara sta suonando solo per te e annuncia il tuo arrivo fra gli angeli. Abbraccia la mamma e tutti i parenti, vegliate su di noi».
Aldo è stato da giovane un valente bersagliere e i ricordi del cappello piumato – pur se vissuti nei momenti drammatici e laceranti della guerra – non l’hanno mai abbandonato. In salotto e in camera, nelle scatole e negli armadi, ha sempre custodito in buon ordine una sciarpa, un cappello bordeaux e una bambolina a forma di bersagliere.
Era nato il 13 febbraio del 1923 a Preselle, nel comune di Scansano. Da giovane si sposò con la bellissima Uliva Ferrini con la quale – nel 1998 – ha festeggiato i 50 anni di nozze. A 19 anni Aldo era andato militare a Verona all’ottavo Reggimento, poi in Sicilia. «Ci avevano chiamato per reggere il fronte ma ci presero subito tutti, noi bersaglieri: fui portato prigioniero in Africa con gli americani», ricordava. Nel campo americano rimase a lungo e quell’esperienza l’ha sempre raccontata, nei suoi risvolti e aneddoti. «Babbo – dice Aldemara – mi ha sempre detto che aveva tanto caldo là in Africa, ma che con gli americani mangiava bene: vide per la prima volta il cibo in scatola». Gli davano le marmellate. Purtroppo, quando stette in Africa nessuno ebbe notizie di lui: vi stette un anno e mezzo senza riuscire a comunicare con la famiglia. Poi riuscì a tornare dalla guerra. Si ricongiunse ai suoli cari, impiegò i risparmi per comprare un torchio e si mise a produrre vino nel podere di Scansano. Una volta a Grosseto (era il 1960) cominciò a lavorare come operaio in una cooperativa; ma la vita da bersagliere, quel cappello e quei ricordi di vita Aldo non li ha mai dimenticati. Fino a qualche tempo fa ha fatto parte dell’associazione Bersaglieri di Grosseto: per un pezzo ha continuato a partecipare ai raduni, poi ha mollato quando la salute l’ha abbandonato. Oggi Aldo non c’è più, resta la tristezza di un testimone di storia che se ne va. «Mi consola fatto che la sua vita l’ha vissuta, e che io non l’ho mollato un attimo né di giorno né di notte», dice Aldemara. — El. Gi.
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