Il Tirreno

Grosseto

il futuro dell’aeroporto civile  

Seam, il tempo ormai stringe. Più vicina l’uscita della Regione

Giovanna Mezzana
Seam, il tempo ormai stringe. Più vicina l’uscita della Regione

Entro il 30 giugno la società deve garantire di poter fatturare 1 milione di euro ma l’Aeronautica militare non risponde sulla possibilità di incrementare i voli

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Il tempo a disposizione si sta quasi esaurendo. Seam, la società che gestisce l’aeroporto civile di via Orcagna deve presentare entro il 30 giugno un piano industriale che assicuri un fatturato di almeno 1 milione di euro a regime (quello presentato nel 2018 non consentirebbe di centrare questo obiettivo nel 2019), pena l’uscita dalla compagine societaria della Regione Toscana che detiene il 7% del capitale sociale di Seam.

Tra due “fuochi”

È tra l’incudine e il martello Seam. Firenze resta ferma sul suo diktat: lo fa non per partito preso ma giocoforza, in quanto deve rispettare sul fronte delle partecipate i dettami della Riforma Madia, che impone di dismettere le quote in seno a quelle società la cui permanenza sia “sconveniente”. E per ora non si scompone lo Stato Maggiore dell’Aeronautica militare, a cui Seam ha bussato alla porta per chiedere un incremento di voli autorizzati – sono 1.700 – che assicurerebbe una chance per fatturare: lo scalo civile sorge del resto accanto alla Base Baccarini, aeroporto militare, e un aumento dei movimenti non può essere deciso così, di primo acchito.

Il fiato sul collo

A maggio la giunta regionale ha approvato una delibera nella quale cristallizza cosa vuole da Seam. Firenze chiede a chi gestisce l’aeroporto civile di essere più scoppiettante sotto il profilo “produttivo”; il pressing è motivato dal fatto che l’esercizio 2018 della società si è chiuso con un utile di circa 61mila euro, meno della metà di quello dell’anno precedente (149mila euro) e la redditività di Seam è in discesa. L’ultimatum è: presentare, entro il 30 giugno, un piano industriale tale da garantire un fatturato da almeno 1 milione di euro. Cosa prevedere (e fare) per colpire il bersaglio è un grattacapo di Seam. Visto che l’aeroporto civile non ha un duty-free, non ha un parcheggio a pagamento e i diritti vengono imposti da Enac, secondo Seam per macinare non c’è altra via d’uscita che incrementare i voli. E qui entra in campo lo Stato Maggiore dell’Aeronautica militare – che Seam ha cominciato a scomodare anzitempo, da settembre 2018. Al momento senza risultato. E visto che si tratta di percorsi di concertazione notoriamente complessi, che spesso richiedono più di un incontro al vertice, è difficile ad oggi ipotizzare che la scadenza del 30 giugno possa essere rispettata. L’uscita della Regione dalla compagine societaria di Seam potrebbe essere vicina: al netto di una richiesta di proroga da parte di Seam che dovrebbe essere però concessa.

Qui il 4° stormo

Il Tirreno ha chiesto al comandante del 4° Stormo di Grosseto se ci fossero novità in arrivo: «Seam – risponde il colonnello Urbano Floreani – ha chiesto di sedersi a un tavolo al quale venisse valutato l’incremento di voli, ma la concertazione si deve aprire a Roma con l’ufficio tecnico preposto dell’Aeronautica militare: il 4° Stormo in questo caso è uno spettatore non pagante, e, contrariamente a quanto sul territorio si possa pensare, non è l’interlocutore di Seam. Roma potrebbe chiederci un parere, ma non necessariamente. Certo è che l’Aeronautica militare ha dato ampia dimostrazione anche a Grosseto di avere a cuore lo sviluppo dei territori: non a caso non siamo partiti da 1.700 voli autorizzati, ma da molti meno, che sono cresciuti poi nel tempo». Intanto dal presidente di Seam Tommaso Francalanci arriva un «no comment». E all’aeroporto di via Orcagna si rimane in attesa di una chiamata: della Forza azzurra.
 

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