Sicurezza
Imam espulso, non potrà rientrare Tar: «Pericolo per la sicurezza nazionale»
Il tribunale amministrativo ha respinto il ricorso presentato: era accusato di svolgere attività in favore dell’Isis
L’imam di Grosseto Zeinula Sadiki, 31 anni, albanese macedone, non potrà rientrare in Italia, almeno per il momento. Il Tar del Lazio, sezione Prima Ter, ha respinto il ricorso proposto dal capo della moschea di via Genova: secondo i giudici, il trentunenne sarebbe stato contiguo «a movimenti aventi scopi non compatibili con la sicurezza nazionale», nonostante che l’indagine a suo carico sia stata archiviata dalla Procura distrettuale.
La decisione è stata presa nella camera di consiglio del 28 maggio dai magistrati Germana Panzironi, presidente, Daniele Dongiovanni e Francesca Petrucciani, consiglieri che hanno respinto la domanda cautelare, condannando il trentunenne al pagamento della fase cautelare, liquidate in 800 euro.
L’uomo, che potrebbe anche decidere di andare avanti e tentare di nuovo la carta del ricorso, potrà rientrare in Italia tra quindici anni.
Il decreto del ministero dell’Interno era stato notificato ed eseguito dai poliziotti della Digos l’8 aprile: fino al 17 era rimasto nel Cie di Torino, poi l’imam di via Genova era stato rimpatriato in Albania. A Grosseto sono rimasti la moglie e i figli.
Il trentunenne era finito al centro di un’indagine della Digos di Grosseto che è durata due anni. La Direzione distrettuale antimafia, che ha competenza su questo tipo di reati, ha archiviato il fascicolo ma il ministro Salvini ha comunque firmato il decreto di espulsione utilizzando la formula “motivi di sicurezza”. Imam e cittadini islamici possono essere allontanati dall’Italia con il divieto di rientrare anche per sermoni troppo radicali o interpretazioni rigorose dei precetti coranici accompagnate da prediche aggressive. Contestazioni, queste, che erano state mosse anche nei confronti dell’uomo che a più riprese, aveva detto di non aver mai avuto a che fare nulla con la presenza di jihadisti in Maremma. Terroristi pronti a combattere per l’Isis che sono stati individuati dalla Digos, arrestati ed espulsi. Zeinula Sadiki era infatti di svolgere attività in favore dell’Isis, di essere un musulmano radicale e nel fascicolo che fu consegnato alla Dda e che poi è stato archiviato, gli veniva anche contestato il rilascio di un certificato di matrimonio a Fatima Al Zahrà (Maria Giulia Sergio), la ragazza arruolatasi in Siria e moglie di Aldo Kobuzi.
Sadiki era arrivato in Italia nel 2009, quando aveva poco più di vent’anni, prima a Verona e Modena, poi ad Arezzo e infine, nel 2010, era diventato l’imam della moschea di via Genova dove aveva cominciato a insegnare la dottrina. —
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