Il Tirreno

Grosseto

Industria e turismo: progettiamo la convivenza possibile

Massimiliano Frascino* ; *Giornalista, blogger
Industria e turismo: progettiamo la convivenza possibile

La piana del Casone, con le sue fabbriche a un passo dal mare, può diventare un laboratorio. Il tempo stringe, ognuno deve fare la sua parte 

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LAVORO E AMBIENTE

Massimiliano

Frascino*

Primum vivere, deinde philosophari. Considerata la condizione poco rassicurante dell’economia provinciale (e di quella nazionale), acquisito il verdetto delle elezioni amministrative, è arrivato il momento di sciogliere subito i nodi sul futuro della piana industriale di Follonica e Scarlino. E in particolar modo quelli delle aree del Casone e della Botte.

Le questioni sono arcinote: vanno concluse le bonifiche ambientali dei terreni e della falda acquifera, ma bisogna trovare alla svelta anche una soluzione al problema dello stoccaggio dei celebri “gessi rossi”, residuo del ciclo produttivo del biossido di titanio estratto dalla multinazionale Venator. Cosa più facile a dirsi che a farsi, per la diversità di vedute e interessi in gioco. Con la complicazione che d’ora in poi le amministrazioni di Scarlino (centrodestra) e Follonica (centrosinistra) hanno maggioranze politiche diverse.

Ciò detto rimane l’urgenza di agire, e di farlo con l’obiettivo di salvaguardare il futuro del principale polo industriale della provincia di Grosseto. Mettendo da parte la sindrome di Nimby (non nel mio cortile) e chi la alimenta, per affidarsi alle conoscenze scientifiche e al buon senso.

Avendo presente lo stato di prostrazione del tessuto economico maremmano, e la sofferenza estrema sul piano occupazionale, bisogna avere consapevolezza che le due aree industriali del Casone e della Botte danno lavoro qualificato e stabile a qualche migliaio di persone, fra occupati diretti e indiretti. Venator, Nuova Solmine, Crosa Group, Sumiryko e MarZinc, da sole, danno lavoro a 800 addetti, con almeno altri 300 nell’indotto. Numeri significativi, cui vanno aggiunti almeno un altro migliaio di posti di lavoro nelle imprese più piccole, di diversi comparti produttivi. Un motore economico che comprende chimica, meccanica ed elettromeccanica. E che nel comune di Follonica, a un pugno di chilometri dal Casone, comprende aziende pesanti come Fanelli, Elettromar e Opus Automazione. Motore grazie al quale sul territorio delle Colline Metallifere viene distribuita ricchezza per svariate decine di milioni fra stipendi e commesse all’indotto.

Il primo obiettivo, quindi, è dare stabilità e finirla con la contrapposizione spesso artificiosa tra industria e turismo. Ce già oggi convivono, come dimostrano i 440 mila arrivi registrati l’anno scorso nell’Ambito turistico “Maremma costa nord”, per 2 milioni e 570 mila presenze. D’alta parte, è chiaramente velleitario pensare di poter campare solo di turismo. Anche considerate le evidenti difficoltà di questo settore.

Non è possibile però cedere alla logica del ricatto occupazionale, e tantomeno allo scambio tra occupazione e salute. Venator e Gruppo Solmine sono in provincia le prime due imprese per fatturato – 320 e 110 milioni – e sono quelle più nel mirino per l’impatto ambientale con i rispettivi cicli produttivi fortemente integrati. Da loro, ma non solo, deve arrivare un segnale chiaro e inequivocabile di disponibilità a trattare per trovare una soluzione, facendosi carico anche di parte degli oneri economici.

La soluzione, peraltro, non può che vedere il contributo di almeno quattro comuni: Scarlino, ovviamente, ma anche Follonica, Gavorrano e Roccastrada, che con Massa Marittima sono quelli sui cui territori arrivano le ricadute economiche più significative. Il tempo stringe. E non è solo un modo di dire. —

*Giornalista, blogger

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