Sicurezza
E con un pizzico di anarchia i grappoli diventarono vino
Luciano disubbidì al padre agricoltore che l’uva voleva solo venderla Gli pagò la materia prima e fece di testa sua. Così è nata la Cantina
tra i filari
giovanna mezzana
Se babbo Luciano non avesse avuto un po’ di sana, “anarchica”, cocciutaggine, oggi l’azienda agraria Santa Lucia non sarebbe quella che è: ha fatto di testa sua e il tempo gli ha dato ragione.
Se da Grosseto imbocchi l’Aurelia e vai in direzione sud, dopo una decina di minuti incontri la deviazione per San Donato: appena presa, spunta il cartello che ti indica che stai per varcare la soglia di “Santa Lucia”, l’azienda agraria di Lorenzo e Luca Scotto (nella foto), 42 anni il primo, 32 il secondo, figli di Luciano.
Siamo a Collecchio, frazione di Magliano in Toscana, uno dei borghi più belli della Maremma. Dalla grande terrazza dove si accolgono i visitatori, il panorama è mozzafiato: il corpo dell’azienda – dove ci sono magazzino, zona vinificazione, barricaia, area imbottigliamento e confezionamento, e (al primo piano) uffici, sala degustazione e wine shop – è immerso tra filari di vigneto; laggiù, in fondo, si staglia il mare blu del borgo di Talamone e dell’Argentario, sulla destra spiccano i Monti dell’Uccellina.
L’azienda agraria Santa Lucia nasce nel 1980 grazie a Luciano Scotto e a sua moglie Tosca, ma è del 1898 il primo documento ufficiale che testimonia una compravendita di uva da Giuseppe Scotto – trisnonno di Lorenzo e Luca – ad alcuni produttori; quella storica cessione di chicchi andò in porto a Monte Argentario, dove affondano le radici della famiglia Scotto e dove tutt’oggi, a Porto Ercole, Santa Lucia ha un vigneto a terrazze di un ettaro – Ansonica – da cui produce Eroica, vino in selezione, ultimo nato, omaggio alla Storia di Famiglia che le 600 bottiglie prodotte annualmente – tutte numerate – tramanda racconta e rinnova.
«È tra il 1955 e il 1956 – descrive Luca Scotto, una laurea in economie e gestione delle piccole e medie imprese, in azienda dall’estate 2010 dove si occupa del settore vendita sia per l’Italia che per l’estero e della comunicazione – che mio nonno Nicola e la famiglia dall’Argentario si spostano a Fonteblanda, dove ancora oggi c’è la sede legale dell’azienda e il nostro agriturismo». L’occasione è la riassegnazione dei poderi dell’Ente Maremma. Nonno Nicola lavora a una vera e propria azienda agricola nel senso più tradizionale del termine: alleva maiali e vitelli, produce frutta, verdura, granturco, e dai due-tre ettari di vigneti uve che vende a commercianti e cantine.
Verso la fine degli Anni Settanta, babbo Luciano si guarda intorno: «Era il momento in cui cominciava a delinearsi il Morellino – dice Luca – e mio padre intravide delle potenzialità nell’enologia maremmana: così, un po’ per hobby e un po’ per passione, iniziò le prime prove di vinificazione, da autodidatta». Ma ci sono degli ostacoli: «Nonno Nicola – oggi sorride Luca – non voleva: mio padre lavorava all’Inail, era un funzionario pubblico, aveva un buon posto di lavoro. Erano altri tempi e il nonno, in nome di quelle gerarchie familiari molto forti, riteneva che l’uva fosse la sua e che si dovesse solo vendere; finita la raccolta nei vigneti, si doveva cominciare a pensare alle olive e mettersi a fare vino, secondo lui, dilatava inutilmente i processi». E allora babbo Luciano, con la sua lungimirante ostinatezza, che fa? «Comincia a comprare l’uva dal nonno, da suo padre, che gliela fa pagare», altroché. Non solo: Luciano investe anche parte del suo stipendio nelle attrezzature. E intorno al ’76-’77 il vino di Luciano si beve in famiglia, si regala agli amici, si incomincia a vendere ai ristoratori locali.
È del 1980 la prima vendemmia a marchio Santa Lucia, che corrisponde – con l’aiuto dell’enologo grossetano Marco Stefanini – alla prima vera produzione “da mercato”. «I primi vini – continua Luca – furono il Vermentino Brigante e l’Ansonica Santa Lucia, che sono tutt’oggi i nostri vini di punta a Doc Maremma Toscana».
Nel 1999 Lorenzo si laurea in viticoltura e enologia e diventa a tempo pieno l’enologo dell’azienda. Nel 2010 entra anche Luca. Ma, fin dall’origine, in queste due scelte non c’era nulla di scontato: «I nostri genitori – rivela Luca – ci hanno sempre detto: “Dovete fare bene ma ciò che vi piace”; non ci hanno insomma mai costretto o indotto a seguire la tradizione di famiglia, è stata una nostra scelta: libera». Come caparbiamente libero dovrebbe essersi sentito Luciano quando, contrariamente a quanto avrebbe voluto Nicola, seguì il suo istinto.
Oggi Luciano non c’è più: ma a Collecchio, nella sua Cantina, forse non è mai stato così presente. Sarà forse per quel filo rosso, “libertario”, che lo lega indissolubilmente ai suoi figli anche perché li ha lasciati fare ciò che desideravano, sarà perché ogni angolo parla di lui, ma tant’è.
Fino al 2009 si è vinificato a Fonteblanda, poi, nel 2011 è stata inaugurata la nuova cantina a Collecchio, per un investimento, iniziato nel 2008, da due milioni di euro. E da lì è avanti tutta: essa è stata creata con l’obiettivo di impiegare le tecnologie più moderne di vinificazione mantenendo però la qualità della tradizione. —
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