Su biogas e miasmi la risposta di Fratoni non convince Grosseto Aria pulita
Per l’assessora «polveri sottili nel rispetto della legge» Il comitato: «Anche l’amianto prima del 1992 era a norma»
grosseto. L’assessora regionale all’ambiente Federica Fratoni risponde all’interrogazione della consigliera Monica Pecori (gruppo misto-Tpt) sugli otto impianti a biogas grossetani (sette autorizzati dalla Regione e uno dal Comune), i cattivi odori e la paura dei cittadini per eventuali danni alla salute. La risposta però non convince del tutto i cittadini riuniti nel comitato Grosseto Aria pulita, che si batte per avere controlli, una soluzione ai miasmi e la garanzia che non ci siano rischi per la salute.
La fonte dei miasmi
Fratoni conferma quanto già messo in chiaro dal tavolo interistituzionale creato dal Comune su richiesta del comitato, ovvero che nella formazione di cattivi odori che spesso si sentono in città «un ruolo significativo viene svolto dagli impianti di produzione di energia elettrica da biogas» (così Fratoni). «Fratoni – dice in proposito il comitato – conferma quanto il comitato Grosseto Aria pulita va dicendo da tempo» ma questo al comitato non basta. «L’articolo 41 della Costituzione – dice Grosseto Aria pulita – enuncia che l’iniziativa economica privata non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. Ci chiediamo quindi per quale ragione un amministratore pubblico che affermi quanto sopra non si sia ancora attivato per farne rispettare il principio».
rispetto delle regole
Alla domanda se gli impianti siano oggi gestiti in maniera conforme alle condizioni tecniche previste dai progetti autorizzati e alle prescrizioni l’assessora non risponde, ma conferma che Arpat ha rilevato 10 situazioni di non conformità alla norma o all’autorizzazione e che ha suggerito «l’applicazione di misure rivolte a mitigare i fenomeni». Si chiede il comitato: «La Regione, in qualità di ente responsabile per le autorizzazioni rilasciate all’esercizio di questi impianti, quale iniziativa concreta ha attuato affinché gli impianti vengano conformati alla norma e alle autorizzazioni? Riteniamo che le numerose prescrizioni presenti nelle autorizzazioni, così come sentenzia il Consiglio di Stato, siano indice di progetti non autorizzabili perché lacunosi e incompleti, e che andrebbero dunque rimessi in esame dalla Regione attraverso la riapertura delle conferenze dei servizi».
le poveri sottili
Per quanto riguarda le polveri sottili (le famigerate PM10 e PM2,5) emesse dagli impianti, l’assessora Fratoni le definisce nella sua risposta «un parametro non significativo per questa tipologia di installazioni… tant’è che la legge, sia quella nazionale, che quella regionale, non fissa valori limite di emissione». I cittadini del comitato, tuttavia, sottolineano che l’Organizzazione mondiale della sanità e l’Istituto superiore di sanità fissano valori limite diversi e più stringenti rispetto a quelli previsti dalla legislazione nazionale a cui si riferisce Fratoni. «Per gli impianti biogas da 1 MW – dice il comitato – stiamo parlando di polveri emesse da motori a combustione con capacità dichiarate di oltre 100 tonnellate di gas di scarico in 24 ore, senza un monitoraggio, senza un limite individuato dalla legge». Per capire le proporzioni, il comitato fa l’esempio dell’amianto e invita Fratoni a una riflessione: «Prima del 1992, anno in cui il parlamento recepisce le indicazioni sanitarie sulla pericolosità dell’amianto, le concentrazioni di amianto non erano forse pericolose per la salute pubblica, seppur legali?». E non è tutto. «Ci preme infine sottolineare – conclude il comitato – che, nonostante la legge nazionale stabilisca, per le polveri sottili, dei valori limite che sono due volte e mezza superiori a quelli raccomandati dall’Oms, il più autorevole organismo mondiale di tutela sanitaria, la Regione ha per legge la possibilità di andare in deroga a tali valori, fissando limiti più restrittivi». Il comitato di cittadini non molla e proporrà ulteriori interrogazioni per avere risposte puntuali ai temi posti e per sollecitare quanto la legge nazionale consente, a tutela dell’ambiente e della salute pubblica. —
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