Il Tirreno

Grosseto

maturità 2019

Le speranze dei post millennials e gli arcaici tormenti dei loro prof

Claudia Gennari*
Studenti impegnati nella maturità (foto d'archivio, Giorgio Benvenuti)
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Studenti impegnati nella maturità (foto d'archivio, Giorgio Benvenuti)

La prima volta di quelli nati dopo il 2000, che sognano di uscire da quella scuola in cui tanti dei loro insegnanti temono di non tornare

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Mercoledì 19 giugno iniziano gli esami di maturità. Nuove regole, antiche preoccupazioni, paure e speranze. In attesa di questo importante appuntamento per i ragazzi e le ragazze, la parola a una prof, Claudia Gennari, insegnante di Storia dell'arte.

 

"Che ne sanno i 2000" era il ritornello di un tormentone estivo di qualche anno fa, da insegnante l’ho ascoltato per la prima volta in gita: la canzone, urlata da una cassa bluetooth nelle ultime file del bus, elencava con orgoglio musica, tv e divertimenti diffusi negli anni Ottanta e Novanta, miti di una cultura pop totalmente ignorata dai giovanissimi.

Stavolta, però, i duemila, sono chiamati a dare prova del loro sapere. Non quello cantato da Gabry Ponte ma da Dante e compagni. Questa sarà infatti la prima maturità dei nati nel nuovo millennio.

Sarà la notte prima degli esami dei post millennials, di coloro che sono andati oltre i cd, oltre i risvoltini, che al cinema preferiscono Netflix, che hanno lasciato i loro genitori su Facebook per approdare su Instagram, che progettano video semiprofessionali da postare su Youtube, ma non sanno vedere i voti sul registro elettronico. E le prime volte non sono finite: entra quest’anno in vigore un esame riformato, la cui novità abbiamo potuto centellinare durante tutto l’anno scolastico. I licei avranno entrambe le materie di indirizzo in seconda prova, l’orale si svilupperà da un tema che il candidato troverà scegliendo una busta tra la uno, la due o la tre (da dirsi e come avrebbe fatto Mike Bongiorno… che ne sanno i 2000).

«Se nella busta ci fosse la Monna Lisa – ha dichiarato ai microfoni di Radio Rai 1 il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti – si potrebbe partire da lì».

Se dentro ci fosse la Monna Lisa, ho pensato io, i miei studenti rimarrebbero senza fiato: un po’ per la bellezza dell’opera, un po’ perché fa parte del programma di terza. Ma capita ai professori di sottovalutare i propri studenti e, in questo caso, non faccio eccezione. «Che sfortuna prof, non è possibile che proprio quando tocca a me deve succedere questa cosa».

Già, non è possibile. E mentre lo dicono non sanno quanto lo stesso sentimento di sfiducia li accomuni agli insegnanti che hanno davanti, spesso precari che ogni giorno vedono cambiare le regole per entrare di ruolo nella scuola: concorso ordinario, concorso straordinario e abilitante, Pas, crediti da conseguire, anni di servizio. «Che sfortuna, non è possibile che proprio quando tocca a me deve succedere questa cosa».

Dicono sia un’opportunità, io mi fido, ma vorrei solo capire una volta per tutte cosa fare per coglierla concretamente. Così, mentre i ragazzi sbirciano skuola.net per il classico toto-titoli in vista della prima prova tra anniversari, ricorrenze, cronaca e attualità, i docenti aggiornano la home page di orizzontescuola.it per leggere le ultime novità.

Scorrendo ancora le dichiarazioni del ministro ai giornali trovo il dress code maturità 18/19: «Abbigliamento decoroso. Ai maschi suggerirei una camicia di cotone, visto il caldo». E il ripasso dell’ultimo minuto: «A volte succede che studi cinquecento pagine poi all’ultimo momento ti viene voglia di guardare un capitolo e vanno proprio a chiederti quello».

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Io ho consigliato a tutti di riposarsi il giorno prima, pazienza. Mentre mi attardo a scuola per le ultime cose prima dell’esame, gli studenti si affollano al portone a guardare i quadri. «Ci vediamo l’anno prossimo prof!», «Speriamo!». Non faccio in tempo a realizzare quanto sia accorata e carica di desideri quella risposta, che un maturando mi mette la mano sulla spalla: «Speriamo di no…». —

*Insegnante

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