Gioco
Addio al grande Feo il padre scopritore dell’antichissima Stonehenge del tufo
Etruscologo appassionato, la sua fu una voce fuori dal coro Risiedeva in paese, dove era giunto negli anni Settanta
. Il paese del tufo e tutto il mondo degli studiosi di etruscologia è in lutto per la scomparsa di Giovanni Feo, etruscologo di valore, “fuori dal coro”. Aggredito da una malattia che non gli ha dato scampo, Feo è spirato ieri all’ospedale di Orvieto dove si trovava ricoverato da qualche tempo. La sua scomparsa è una grande perdita per tutto il mondo della cultura – non solo quello toscano – perché le scoperte e le opere di Feo erano apprezzate e conosciute in tutta Italia.
Giovanni Feo era nato a Roma nel 1949: etruscologo e ricercatore, si muoveva per ricostruire – da oltre trenta anni con pubblicazioni, conferenze, scoperte – la storia e la cultura etrusca. Si era trasferito a Pitigliano, dove lo avevano condotto i suoi studi e la sua passione di ricercatore verso gli anni ‘70, e a Pitigliano risiedeva stabilmente.
La sua vita e i suoi studi sono stati segnati dall’incontro, avvenuto nel 1997, con don Juan Nuñez del Prado, docente di antropologia e in particolare studioso delle tradizioni iniziatiche degli Incas. Da lui Feo ha ricevuto l’iniziazione al quarto livello della tradizione andina e ha scoperto e reso note – con seminari e conferenze – suggestive analogie tra la tradizione sacra delle Ande e quella etrusca, individuando ancora una volta quella comunione indissolubile che si può ritrovare nell’essenza di qualsiasi corrente iniziatica.
È stato socio fondatore dell’Associazione culturale Tawantin ed è considerato uno dei più acuti studiosi della religione degli Etruschi di cui ricostruì una sorta di geografia sacra soprattutto nella zona tosco-laziale.
Ma la sua scoperta per eccellenza è stata quella del tempio astronomico di Poggio Rota, a pochi chilometri da Pitigliano, nel 2004, sito subito ribattezzato come la Stonehenge italiana. Feo individuò in quell’area dei megaliti e – come lui stesso più volte ha raccontato – fu subito chiaro che quella volta non si trattava di strutture di epoca etrusca ma che il complesso era assai più antico, analogo ai circoli megalitici come quelli più famosi di Stonehenge. L’epoca a cui risale la monumentale struttura sembra compresa fra il 2500 e il 2300 a. C: parliamo di un luogo che doveva essere un tempio, punto di incontro fra il Divino e l’Umano e dove si osservava il moto degli astri. E soprattutto da quel pianoro, sono visibili le punte più alte dell’Etruria: il monte di Vulci, il Monte Amiata e il monte Labbro, Monte Becco e il Voltone, Poggio Buco e la punta di Cellena.
Ha suscitato molto interesse la sua presa di posizione sul tempio etrusco di Monte Landro, sopra un’altura del cratere vulcanico di Bolsena, per proporzioni, uno dei più grandi templi etruschi finora venuti alla luce e che Feo, al contrario di posizioni ufficiali, reputò e dimostrò essere del V secolo e non del III secolo come altri sostenevano: un tempio, scrisse, che ha tutte le qualità ambientali per essere stato un importante fanum, cioè “un luogo dove vive una divinità”, un tempio d’altura, allineato e orientato con altri siti analoghi lungo tutto il cratere e anche oltre.
E poi ci sono i suoi studi sulla rete territoriale di allineamenti etruschi della valle del Fiora; e moltissime pubblicazioni, oltre venti, con varie case editrici, Stampa Alternativa, Laurum, Venexia e Effigi con cui pubblica studi fondamentali sugli etruschi: la religione, il sacerdozio femminile, l’arte sacra e la stregoneria, le città del tufo.
La sua morte è una perdita per il mondo della ricerca in un campo stimolante e arduo, dove Giovanni Feo mostrava competenze eccezionali, passione e voglia di diffondere le scoperte.
Fu uno studioso spesso in polemica con le posizioni dell’Accademia con cui – restando sulle sue tesi – arrivava a polemizzare sempre con grande efficacia e facendo beccia in tantissimi amici e estimatori appassionati di archeologia che operavano e operano fuori dai circuiti ufficiali delle università.
Conosciuto da decenni, aveva relazioni intense con gruppi archeologici disseminati in tutta Italia da cui era seguito e apprezzato, perché le sue interpretazioni del mondo etrusco e preetrusco, che ha studiato fino all’ultimo, convincevano i tanti che lavorano nel campo “minato” dell’archeologia. —
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