Il Tirreno

Grosseto

La Doc Maremma Toscana vuole stupire «Bolgheri? Meglio un po’ più spettinati...»

Giovanna Mezzana
La Doc Maremma Toscana vuole stupire «Bolgheri? Meglio un po’ più spettinati...»

Il presidente del Consorzio Mazzei scommette sull’identità del territorio: ma c’è un principio che da Livorno si può mutuare

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Le pendici dell’Amiata, la costa maremmana, l’Argentario, l’isola del Giglio: è una mappa che disegna una geografia variegata, che alterna piane su cui soffia la brezza di mare a dolci colline assolate, quella dei vitigni della Doc Maremma Toscana; parliamo di 1.930 ettari – tanti ne sono stati impiegati per produrre i vini della Denominazione durante la vendemmia 2018 – degli 8.700 di cui consta il patrimonio di “filari” della provincia di Grosseto. È un capitale di indubbio valore qualitativo ma che nella Toscana del vino comincia ad avere una rilevanza anche quantitativa: tra le Dop toscane, la Doc Maremma Toscana si conferma al quarto posto per superficie vitata, subito dopo le griffe regionali, il Chianti, il Chianti Classico, il Brunello di Montalcino. Ed è tastando il polso a Francesco Mazzei, presidente del Consorzio di tutela della Denominazione dall’agosto 2018, che si scopre che la Doc Maremma Toscana non guarda con incanto e adorazione al Modello Bolgheri, per esempio, ma ha in mente un proprio progetto di sviluppo, che è ambizioso ma non temerario, originale e, soprattutto, pertinente con il proprio “carattere”.

il consorzio

Nato nel 2014 dopo il conferimento della Doc e con l’obiettivo di promuovere la qualità dei suoi vini e garantire il rispetto delle norme di produzione del disciplinare, il Consorzio Tutela Vini della Maremma Toscana ha 313 aziende associate di cui 90 aziende “verticali” – vinificano le proprie uve e imbottigliano i propri vini – per una produzione complessiva annua di 6 milioni di bottiglie e un giro d’affari della Doc che si aggira su 40 milioni di euro, secondo una stima prudenziale del Consorzio, che ancora «sconta la giovane età e risorse non abbondanti», riconosce Mazzei, fiorentino, classe 1959, imprenditore di successo, vice presidente e ad della Marchesi Mazzei spa, tra le cui aziende c’è la Tenuta Belguardo.

gli obiettivi

Il brand Maremma che brilla nell’immaginario collettivo del turista che visita la Toscana (che già di per sé è un marchio), la variegata articolazione dell’offerta, dai bianchi ai rossi ai rosé, i paesaggi belli e per certi aspetti ancora “incontaminati” rappresentano invece i punti di forza della Denominazione. «Lo scopo della Doc – osserva Mazzei – è affascinare e stupire gli amanti del bello e del buono del mondo, valorizzando le diversità di questo sorprendente territorio e ampliando gli orizzonti del gusto toscano attraverso varietà e qualità dei suoi vini». Si punta «a 10 milioni di bottiglie nel 2021, a più visibilità e a più risorse da investire».

La cifra

Il Tirreno ha chiesto a Mazzei se la Doc Maremma Toscana guardi al Modello Bolgheri: «Bolgheri è una realtà molto piccola e molto fortunata che si regge su due pilastri, Ornellaia e Sassicaia. Per noi è un modello un po’ troppo “pettinato”, servirebbe qualche ricciolo in più – risponde il presidente – A me piace che la Maremma rimanga un po’ più selvaggia, ma il principio che il vino diventi motore di sviluppo del territorio, questo sì» che si può mutuare. –

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