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Ieri la barca, oggi una moderna struttura: intitolato a Bellucci il ponte sull’Ombrone

Francesca Ferri
Un momento della cerimonia di intitolazione del ponte nel pomeriggio di sabato 15 giugno (foto Agenzia Bf)
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Un momento della cerimonia di intitolazione del ponte nel pomeriggio di sabato 15 giugno (foto Agenzia Bf)

Il nuovo passaggio sul fiume prende il nome di Gigi, lo storico traghettatore che dal 1928 al 1963 collegò le due sponde

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GROSSETO. Gigi della Barca? Era uno che, quando tornava da Grosseto ad Alberese con il suo barroccio stracarico, si faceva tutta la strada a piedi per non gravare con il suo peso sul suo cavallo, Pallino. Che, per inciso, non sellò mai. Era uno per cui la tappa alla cantina era un momento di condivisione con gli amici, non per un bicchiere ma per un «secchiello» di vino. Era uno che quando i bambini facevano i capricci li montava sulla barca e li portava da una sponda all’altra dell’Ombrone per farli divertire e calmare. Era uno che quando in quel fiume ci faceva il bagno si vedeva solo il cappello di paglia galleggiare. Era uno che amava la compagnia, generoso, pronto alla battuta, mai un litigio. Era uno che, soprattutto, per trentacinque anni ha legato le due sponde dell’Ombrone, tenendo insieme uomini e territori. Un uomo che creava relazioni, come ha ricordato il parroco.

E proprio a lui, a Gigi della Barca, al secolo Eugenio Luigi Bellucci (Cecina, 27 settembre 1883 - Grosseto 15 gennaio 1963), ieri il Comune di Grosseto ha intitolato il nuovo ponte ciclopedonale e per cavalli inaugurato il 28 marzo in località La Barca, tra la Trappola e Spergolaia.

Proprio qui, nel punto dove un tempo passava l’Aurelia, Bellucci dal 1928 al 1963 ha fatto il barcaiolo traghettando persone, animali, merci, mezzi di trasporto. Una figura mitica, un personaggio rimasto nel cuore della Maremma. E così la Pro loco Alborensis, ieri rappresentata dal presidente Luca Varaglioti, non ha avuto esitazioni a suggerire all’amministrazione di intitolare a lui il ponte, che in un certo senso ne raccoglie il mestiere. Un appello rilanciato dal Tirreno lo scorso agosto.

Ieri pomeriggio a Pian di Barca hanno scoperto le due targhe – ai due ingressi del ponte – l’assessore alla Toponomastica Riccardo Cerboni, con l’assessora alla Partecipazione Chiara Veltroni, il presidente della Pro loco Luca Varagliotti e i familiari di Bellucci: la nipote Maria Chiara Bellucci, i bisnipoti Franco e Lucia Cheli, il trisnipote Federico Cheli. «La proposta dell’intitolazione è partita spontaneamente dalla Pro loco e ci ha fatto immenso piacere», dice Lucia Cheli. «Sono emozionata, per noi è una cosa molto importante».

Lucia ha letto una lettera scritta dalla madre in ricordo del nonno, piena di aneddoti e ricordi. «Ricordo bene quegli anni: anch’io ci facevo il bagno nell’Ombrone», ricorda a margine della cerimonia la signora Maria Chiara.

L’architetto Pietro Pettini, invece, ha offerto un interessante excursus storico sul territorio, il fiume e i suoi attraversamenti, dall’antichità all’inizio del Novecento, quando il servizio di traghettamento fu preso in carico da Italo Venturi – da cui poi Bellucci prese la barca, e fino al 1963, alla morte di Gigi, quando il servizio terminò. Nel mezzo alcune tappe da ricordare, dal passaggio di Pietro Leopoldo di Lorena nel 1773 (all’epoca il servizio era gestito dal fattore dei Corsini, poi dalla Provincia), al 1895, quando la piena portò via la barca, poi ritrovata all’isola del Giglio, fino al 1926, quando qui si affacciò Mussolini.

Alla cerimonia di ieri pomeriggio hanno partecipato anche il direttore dell’azienda regionale di Alberese Marco Locatelli, il consigliere regionale Marco Casucci, i butteri di Alberese, l’Orchestra Città di Grosseto Giovani con la formazione Vivace diretta da Massimo Merone.

Le due targhe con il nome del ponte sono state donate dalla Fondazione Elisabetta e Clemente Fiorilli. «Adesso – ha detto il presidente Luigi Bassi – con il ponte Bellucci i grossetani avranno un nuovo parco in città, il Parco della Maremma».

Le due targhe hanno anche una particolarità: «Sono le prime – spiega l’assessore Giacomo Cerboni – realizzate in base al protocollo fatto con la Soprintendenza».—
 

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