Gioco
Denunciata dalla mamma dopo un altro pestaggio patteggia diciotto mesi
La pensionata si era rivolta alla polizia solamente dopo due gravi episodi: una volta i medici avevano dovuto amputarle due dita di un piede
GROSSETO. Picchiava la mamma di 65 anni praticamente ogni sera, secondo l’accusa. Offese a non finire. E anche botte: una volta le lesioni erano state tali da richiedere un intervento chirurgico all’occhio destro, un’altra la donna aveva scaraventato contro la mamma la bombola di ossigeno (di cui fa uso per motivi di salute) che l’aveva colpiuta sul piede destro e i medici avevano finito per amputarle due dita.
Un complesso di maltrattamenti iniziati nel 2017 e terminati alla fine dell’anno scorso. A febbraio la figlia, poco più che quarantenne, era stata raggiunta dall’obbligo di allontanamento dalla casa e dal divieto di avvicinamento alla madre; un provvedimento emesso dal gip, perché intorno a Natale la situazione era diventata insostenibile e ai primi di gennaio la mamma aveva presentato denuncia. Le sue parole erano stati oggetto di indagine da parte della polizia di stato della Procura.
Adesso la figlia ha scelto di patteggiare la pena, senza discutere le accuse. Il giudice Sergio Compagnucci ha ritenuto congrua la pena di 18 mesi per maltrattamenti e lesioni, frutto dell’accordo tra il pm Giovanni De Marco e il difensore Stefano Antonelli (pena sospesa).
Tutto era iniziato quando la figlia era tornata a casa, dopo aver lavorato fuori città. Per i primi tempi le cose erano filate lisce. Poi la donna, che non aveva più trovato un lavoro e che aveva anzi vari problema di tossicodipendenza, aveva iniziato a vessare la madre: pretendendo denaro, in continuazione. La madre aveva subìto, a lungo, senza mai raccontare cosa davvero stava accadendo, a nessuno, nemmeno agli altri figli. Anche quando era rimasta ferita all’occhio. Però le voci si rincorrevano e alcuni, tra i vicini di casa, avevano poi raccontato di aver sentito urla arrivare da quella casa.
L’episodio della bombola era avvenuto intorno alla mezzanotte di un giorno di novembre del 2017. La mattina successiva la donna continuava a sanguinare e quindi fu necessario il trasporto al pronto soccorso: i medici esaminarono il caso, fecero anche una diagnosi di ferite da scoppio, e, pochi giorni dopo, decisero per l’amputazione di due falangi del piede destro. Le contusioni che avevano poi determinato l’intervento all’occhio risalivano invece al dicembre dell’anno scorso: pugni, testate, capelli strappati.
Solamente negli ultimi tempi la donna aveva trovato la forza di confidarsi non solo con il suo medico personale ma anche con un’amica, volontaria in un centro antiviolenza: era stata lei a convincerla a denunciare la figlia e a interrompere i rapporti con lei, andando via da casa. «Non avevo mai raccontato nulla anche perché mia figlia di minacciava di morte, se avessi parlato». —
Pierluigi Sposato
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